Dopo lo scandaloso servizio di Carla Chelo a Studio Aperto, ecco un altro esempio di demenziale parallelo tra integralismo islamico e richieste di un briciolo di laicità. Il servizio è opera del cognato di Buttiglione:
Blog perentoriamente laicista
Dopo lo scandaloso servizio di Carla Chelo a Studio Aperto, ecco un altro esempio di demenziale parallelo tra integralismo islamico e richieste di un briciolo di laicità. Il servizio è opera del cognato di Buttiglione:
Un prete che frequenta regolarmente il sito dell’UAAR, nella sezione Ultimissime, ha scritto una lettera al quotidiano dei vescovi italiani, lamentandosi dei toni utilizzati dal pio poeta Rondoni nel suo editoriale sulla campagna degli ateobus:
CADUTE DI STILE NON LICENZE POETICHE
Caro Direttore, « La sedicente Unione di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua saccenteria dal semplice buon senso di gente normale», «perché basta, per così dire, essere uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio». La campagna dei bus definita: «una miseria», e del resto «la Bibbia insegna che non esistono gli atei: li chiama idolatri». Anche queste mi sembrano non licenze poetiche, ma cadute di stile. (Bloggo da un po’ sul loro sito, lo slogan aveva ricevuto anche da parte di alcuni aderenti pesanti critiche.)
don Alberto M. De Maria
Leggo su Avvenire che il generale nonché cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ha condannato la campagna degli ateobus genovesi, poiché “la questione di Dio è estremamente seria, importante e decisiva per ciascuno” e va affrontata ”nelle forme più aderenti, più adeguate, più serie e senza abbandonarsi ad altre espressioni più pubblicitarie che mi sembrano, in questo caso, una ferita alla sensibilità religiosa di tanta gente e non soltanto cattolici, naturalmente“.
La questione dell’esistenza di qualche dio non si può ridurre ad uno slogan, insomma.
Dopo una manciata di secondi, Bagnasco proferisce le seguenti affermazioni:
Questi invece non sono slogan, ovviamente…
Non feriscono la sensibilità dei non credenti, ovviamente…
Beata coerenza.
Il quotidiano dei vescovi, finanziato da tutti i contribuenti, si occupa della vicenda dell’ateobus genovese, affidando un editoriale in prima pagina al poeta cattolico dallo sguardo truce, nonché frequente ospite del TG1, Davide Rondoni.
Si tratta dello stesso personaggio che in occasione del gay pride a Bologna, ha deciso di enunciare in piazza la Divina Commedia, per ricordare ai sodomiti quale sarà il loro doloroso destino.
Mi chiedo se magari prossimamente potrebbe leggere davanti a una moschea i versi che narrano della presenza di Maometto in un altro girone infernale… No, questa è un’argomentazione tipica dei cattolici, quindi me la rimangio immediatamente!
Nell’editoriale Rondoni elogia gli autisti genovesi che si sarebbero rifiutati di guidare gli ateobus (vorrei sapere in che percentuale…):
Perché pensare di liquidare in modo così banale il problema di Dio con una pubblicità è un’offesa alla intelligenza prima ancora che alla fede.
La sedicente unione di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua saccenteria dal semplice buon senso di gente normale, che lavora tutti i giorni, che sa cosa è lavorare, amare, soffrire e magari farsi domande nel silenzio della coscienza o di fronte ai propri figli sul destino e sul senso delle cose.
Un gruppo di autisti, non una facoltà di dottori della Chiesa. Perché basta, per così dire, essere uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio. Dove la violenza di offendere la serietà di una questione così importante per i singoli e per la storia dell’umanità è pari solo alla stupidità di chi pensa di offrire riposte banali riducibili a slogan.
Del resto la Bibbia insegna che non esistono gli atei: li chiama idolatri, perché al vero Dio sostituiscono un idolo, magari il più misero che è la propria presunzione.
Mi permetto di dissentire.
Sorvolo sulla violenza verbale di questo essere umano, mentre intendo concentrarmi sulla presunta banalità dello slogan dell’UAAR.
Lo slogan è composto da due frasi:
La cattiva notiza è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.
A quanto mi è dato di conoscere, tutte le anime pie che hanno criticato lo slogan si sono concentrate sulla prima frase, indiscutibilmente atea.
Purtroppo (e con questo esprimo una velata critica a chi ha ideato lo slogan) la dichiarazione atea ha completamente oscurato la seconda frase, che è un fulgido esempio di ignosticismo (che i teologi cattolici definiscono grossolanamente ateismo pratico).
Non c’è nulla di banale in una dichiarazione ignostica, che non nega l’esistenza di qualche dio, ma piuttosto nega il suo bisogno. Infatti, se è impossibile (oltre che inutile) tentare di dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non è nemmeno qualificabile, è invece possibile valutare l’esistenza di qualche dio come una variabile aleatoria semplicemente trascurabile.
La seconda frase dello slogan è una splendida dichiarazione: è il riconoscimento che la vita ha un senso, anche se finita. E’ l’affermazione che la vita non è una specie di raccolta punti per ottenere un premio nell’aldilà, è la constatazione dell’inutilità di una giustizia post-mortem che emetta sentenze quando oramai è troppo tardi.
Cercare di vivere una vita serena ed onesta, a prescindere da qualche entità superiore o da qualche forma di dittatura celeste (termine utilizzato dal geniale Christopher Hitchens), senza porsi il “problema di Dio”, non significa affatto banalizzare l’esistenza.
Come promesso, non poteva mancare il pacato commento del pio Livio Fanzaga alla vicenda degli ateobus genovesi, con riferimenti ad Odifreddi, Satanasso e pure alla “malattia innominabile” (per dimostrare l’utilità della fede…).
Bando alle ciance, ecco il nuovo video del Livio Fanzaga Show:
Ultim’ora: la concessionaria pubblicitaria degli autobus genovesi ha rifiutato lo slogan dell’UAAR. Si attendono ulteriori sviluppi.
Mentre al tg5 e al tg1 avveniva un miracolo, ovvero l’apparizione di un non credente in video (anche se con la solita tecnica del contradditorio, ovvero l’ultima parola spetta sempre a un cattolico), il tg2 continua nel solco della sua rinomata tradizione.
Immaginatevi la scena: un giornalista della seconda rete pubblica che si precipita con un operatore al seguito in casa dell’ultra-cattolico Vittorio Messori per raccogliere le sue pillole di saggezza.
Questa volta Messori viene definito ex-ateo, qualche settimana fa invece ex-agnostico, aspetto nuove puntate del tg2 sulla sua biografia per venire a capo di questo lacerante dubbio sul suo passato da miscredente.
Guardate con attenzione lo sguardo di Messori mentre regala le sue elucubrazioni al pubblico di RaiDue, qualche inguaribile malizioso potrebbe pensare che stia leggendo:
Segnalo inoltre:
I servizi video del tg genovese Primocanale:
Prossimamente su questi schermi: le reazioni del pio Livio Fanzaga all’iniziativa dei bus atei, con tanto di citazione della “malattia innominabile” (un classico), nel frattempo potete leggere un’anticipazione in questa notizia.
Commenti recenti