Leggo su Avvenire che il generale nonché cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ha condannato la campagna degli ateobus genovesi, poiché “la questione di Dio è estremamente seria, importante e decisiva per ciascuno” e va affrontata ”nelle forme più aderenti, più adeguate, più serie e senza abbandonarsi ad altre espressioni più pubblicitarie che mi sembrano, in questo caso, una ferita alla sensibilità religiosa di tanta gente e non soltanto cattolici, naturalmente“.
La questione dell’esistenza di qualche dio non si può ridurre ad uno slogan, insomma.
Dopo una manciata di secondi, Bagnasco proferisce le seguenti affermazioni:
Tanto più l’uomo si allontana da Dio, tanto più l’uomo perde sé stesso
Se si toglie Dio dalla cultura e dalla società, il significato stesso della persona si svuota
Solo Dio, in quanto trascendente ed immutabile, può costituire il fondamento dell’ordine morale
Questi invece non sono slogan, ovviamente…
Non feriscono la sensibilità dei non credenti, ovviamente…
Come promesso, non poteva mancare il pacato commento del pio Livio Fanzaga alla vicenda degli ateobus genovesi, con riferimenti ad Odifreddi, Satanasso e pure alla “malattia innominabile” (per dimostrare l’utilità della fede…).
Bando alle ciance, ecco il nuovo video del Livio Fanzaga Show:
Studio Aperto è riuscito ad essere più vergognoso del solito, grazie a questo servizio confezionato da Carla Chelo (lo splendido esemplare di donna che si vede in foto):
Nemmeno Radio Maria, TelePace, Sat2000 e Avvenire messi assieme sarebbero riusciti a partorire un tale insulto ai neuroni altrui.
Mentre si parla dell’iniziativa dell’UAAR scorrono sul video le immagini di furiosi musulmani che urlano e bruciano la bandiera di Israele, mi sfugge il parallelo…
Il bus “ateo” viene ribattezzato “anticlericale”, come se fossero sinonimi.
Riporto il testo integrale del servizio, intitolato L’ultima bestemmia: gli autobus anti-Dio.
Li chiamano autobus anticlericali perché scorazzeranno per Genova, città di Bagnasco, cardinale e presidente della CEI, per dire che Dio non c’è.
E non sono che l’ultima delle provocazioni contro la Chiesa Cattolica registrate nelle ultime settimane.
Dopo l’occupazione dei musulmani del sagrato del duomo, le manifestazioni ispirate all’intolleranza islamica, ecco il bus pieno di nuvolette e messaggi miscredenti.
Vittorio Messori: “Ma no! Sono goliardate, quindi non credo che gli vada dato molto risalto”.
Lo scrittore cattolico taglia corto, ma l’iniziativa partita da Londra e poi replicata a Washington, Barcellona e Madrid, ma vietata in Australia, solleverà anche qui come nel resto d’Europa un’ondata di polemiche.
L’ha voluta l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, che ha deciso di partire da Genova, proprio per rendere più irritante il progetto: è nella Città della Lanterna che quest anno sfilerà il Gay Pride.
Se riusciranno a raccogliere abbastanza soldi poi sarà il turno di altre città.
In mezzo a tante voci critiche c’è anche chi è convinto che tutto sommato l’autobus anticlericale sarà un boomerang.
Don Gianni Baget Bozzo : “…affermare che non esiste è parlarne. Io sono convinto che scuoterà l’indiffirenza, il fatto che si fa provocazione può essere un bene”.
Ricapitolando:
“li chiamano autobus anticlericali”, chi li chiama così (sbagliando)?
l’iniziativa non è stata “vietata in Australia”, ma molto semplicemente la concessionaria di pubblicità ha rifiutato lo slogan
“tante voci critiche”, quante? le vogliamo enumerare, per favore? non bastano i soliti Baget Bozzo, Messori e il poeta Rondoni
Vediamo ora di capire chi sia questa Carla Chelo:
Carla Chelo, è nata a Roma, ha trascorso l’infanzia a Madrid e oggi vive a Milano. È appassionata di bambini, Sud e gialli. Per vent’anni ha scritto prevalentemente di cronaca nera, mafia e giudici, prima per l’Unità e poi al Diario. Da quattro anni lavora a «Studio Aperto», il telegiornale di Italia Uno. È sposata e ha due figli.
Ha scritto per l’Unità e Diario e ora confeziona un servizio come questo? Sticazzi! (scusate il francesismo).
Nel caso qualcuno volesse contattare la sublime giornalista in questione esiste un form sul sito di Studio Aperto, in alternativa c’è l’indirizzo email della redazione.
Aggiornamento:
A poche ore dalla pubblicazione di questo articolo sono già avvenute delle “visite particolari”:
In alcuni Paesi esprimere il proprio pensiero può costituire reato. Prima di inserire dei commenti illeciti, valutare l'opportunità di seguire
la precisa indicazione fornita dall'immagine sottostante:
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