Dopo lo scandaloso servizio di Carla Chelo a Studio Aperto, ecco un altro esempio di demenziale parallelo tra integralismo islamico e richieste di un briciolo di laicità. Il servizio è opera del cognato di Buttiglione:
Blog perentoriamente laicista
Dopo lo scandaloso servizio di Carla Chelo a Studio Aperto, ecco un altro esempio di demenziale parallelo tra integralismo islamico e richieste di un briciolo di laicità. Il servizio è opera del cognato di Buttiglione:
Per essere efficace l’opera di indottrinamento deve iniziare in età precoce.
Anzi, meglio inziare già prima del parto:
Tanto per cambiare dalle pagine di Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, si continua a spalare letame addosso ai non credenti.
Oggi è stato pubblicato un velenoso articolo di un sociologo padovano, tale Sabino Acquaviva, che invita a costuire tante moschee sul territorio italiano, altrimenti si rischia grosso: i musulmani potrebbero diventare dei pericolosi atei! Meglio correre il rischio che vengano indottrinati all’odio…
Riporto le frasi più (involontariamente) divertenti:
Si è assistito anche, ma non soltanto, allo scontro tra un ateismo di Stato, del governo cinese, e una delle espressioni religiose più nobili e importanti del Pianeta, quella dei Lama del Tibet.
(Qualcuno informi il sociologo esperto di religioni che il defunto papa polacco aveva definito giustamente il buddismo una religione atea, in effetti non è né un monoteismo né un politeismo, i monaci non pregano, ma meditano. Al governo (anzi, dittatura) cinese non gliene può fregare di meno che i buddisti credano nella reincarnazione, piuttosto non riesce a digerire il fatto che i tibetani obbediscano al Dalai Lama… Stesso problema coi cattolici cinesi, che sono tenuti all’obbedienza al capo di uno stato straniero: il Vaticano, inoltre sono tenuti alla disobbedienza civile se le leggi cinesi sono contrarie alla fantomatica Legge Naturale, che guarda caso coincide con le parole di Ratzinger)
Il grande confronto in atto in questa nostra civiltà è fra quanti hanno una fede religiosa e gli altri. Una volta constatata l’esistenza del problema, si penserebbe che dovrebbe esistere una specie di coalizione religiosa, almeno tra le religioni monoteiste, intesa a fronteggiare la situazione.
(Siamo alle solite: chi non crede a un dio qualunque rappresenta un problema da fronteggiare… si spera almeno in maniera pacifica…)
Ma elementi di una cultura discutibile mostrano di esistere anche oggi in Europa quando si propone di non costruire moschee. Si tratta di un atteggiamento quasi assurdo. Che cosa può accadere infatti alla marea di giovani musulmani che arrivano in Italia e in Europa?
Dobbiamo abbandonarli, almeno in parte, nelle mani della delinquenza più o meno organizzata? In pratica, milioni di giovani che vengono per lavorare, cui viene negato spazio per la loro religione, entrano nel mondo di una cultura agnostica, talvolta atea, che si dilata nei Paesi occidentali. Dobbiamo creare le condizioni perchè perdano il senso dell’infinito e dell’eterno? O fare in modo che siano psicologicamente e socialmente protetti dalla loro cultura e dalla loro religione? Ovvero, scusate il paradosso, «meglio atei o musulmani»?
(Stupisce come un sociologo, ex preside di Sociologia a Padova, riesca a trovare un nesso tra agnosticismo e delinquenza più o meno organizzata. Vada a farsi un giro nelle carceri, per favore. Prenda nota della percentuale di credenti incarcerati… In alternativa basta notare la religiosità, il senso dell’infinito e dell’eterno dei mafiosi italiani)
Non diversamente sembrano pensare, in concreto, quei musulmani che contestano il cristianesimo e ignorano l’ateismo. Forse sarebbe meglio se smettessero di pensare agli occidentali come a dei moderni crociati e gli occidentali evitassero di considerare i musulmani come l’espressione di una cultura antiquata e superata. E guardassero invece insieme alla minaccia, questa autentica e contemporanea, di un ateismo spesso militante e di un agnosticismo che sta mettendo in ginocchio un’intera civiltà.
(I musulmani ignorano l’ateismo perché nelle loro repubbliche islamiche semplicemente non esiste: gli atei li ammazzano allegramente. Per quanto riguarda la nuova santa alleanza Cristianesimo-Islam contro la minaccia agnostica, è già in corso d’opera, caro sociologo, ma forse non se n’è accorto)
Ma, ripeto, molti cristiani sembrano dunque affermare, con le loro scelte, «meglio atei che musulmani», e si tratta di un atteggiamento molto simile a quello di quei musulmani che, sempre con i fatti, sembrano dire: «Meglio atei che cristiani».
(Magari fosse così! Con questa conclusione il sociologo dimostra che l’età non porta necessariamente saggezza)
Prosegue il tanto decantato dialogo interreligioso. Dopo i 138 saggi musulmani, stavolta tocca a quel simpaticone chiamato Ahmadinejad, presidente iraniano, che invoca un’alleanza limitata esclusivamente ai monoteismi, quindi induisti e buddisti si possono gentilmente accomodare fuori dalla porta.
Ecco la risposta dei cattolici:
Il nunzio apostolico, dopo aver sottolineato l’importanza del dialogo tra le varie religioni monoteiste, si e’ soffermato sulla pubblicazione in Danimarca di vignette su Maometto e la diffusione tramite Internet del film ‘Fitna’, critico del Corano, da parte del deputato di estrema destra olandese Geert Wilders. Vicende che hanno provocato proteste in molti Paesi musulmani. ”Liberta’ di espressione – ha detto Monsignor Gobel – non significa liberta’ di insulto per le credenze e i valori sacri degli altri”.
Mai una parola di condanna alle violenze, omicidi, ferimenti di persone che vengono accusate di aver offeso l’Islam, nota religione di pace, amore e tolleranza.
Nell’ottica della futura Santa Alleanza è meglio puntare il dito verso quella maledetta libertà d’espressione, che pare essere la causa di tanta violenza nel mondo. Il diritto di criticare libri considerati sacri dovrebbe essere cancellato definitivamente.
Per ora questo progetto non è ancora realtà, ma ci stanno lavorando.
Nella foto si può vedere un personaggio che basava la propria fede sulla morte e risurrezione di Cristo, mentre bacia un testo che le nega entrambe. Fulgido esempio di coerenza… Un po’ come se io baciassi l’ultimo libro di Rosa Giannetta Alberoni.
“Fitna”, l’atteso e temuto cortometraggio anti-coranico è apparso finalmente su internet. Eccolo:
Nel video si vedono le solite immagini di bambini indottrinati all’odio, imam che predicano morte, attentati, violenze e una manciata di versi del Corano. Nulla di nuovo, insomma! Che le dittature celesti non siano basate su pace, amore e libertà non mi pare una grande scoperta.
La cosa più interessante è l’assenza di commenti a immagini e parole per la quasi totalità del video. Se solo il regista avesse evitato di aggiungere alla fine alcune frasi ad effetto (“fermiamo l’islamizzazione”) nessuno avrebbe potuto criticarlo, specialmente i finti progressisti che sostengono il dialogo tra mondi inconciliabili. Gli appelli finali paiono ridondanti, infatti basta e avanza la descrizione della triste situazione attuale. Ogni persona con un minimo di buon senso può trarre le dovute conclusioni, ovviamente cupe…
Notizia:
Il giornalista di origine egiziana Magdi Allam, musulmano non praticante, ex allievo dei salesiani del Cairo, verrà battezzato dal Papa in occasione della tradizionale veglia pasquale celebrata nella basilica di San Pietro, a Roma.
Non ho mai avuto dubbi a tal proposito, basti pensare alle sue continue citazioni di Ratzinger sulle radici giudaico-cristiane dell’Europa, bene comune e legge naturale. In buona sostanza Madgi Allam si è trasformato in una versione abbronzata di Joseph Ratzinger, o se volete una versione magra di Giuliano Ferrara.
Magdi Allam non è musulmano, con buona pace di tutti gli pseudo-giornalisti e politici che lo indicavano come il volto del cosiddetto “Islam moderato“.
Per non avere dubbi bastava leggersi la sua intervista a Il Giornale:
Dei cinque pilastri dell’Islam, quali osservi?
«Mai stato praticante. Mai pregato cinque volte al giorno col capo rivolto verso la Mecca: solo di rado in moschea. Mai digiunato durante il Ramadan. Nasco musulmano in quanto figlio di musulmani, ma sono come mio padre, che pregava poco o niente e beveva, anche troppo. A differenza di mia madre, che era religiosa al limite del fanatismo e ha voluto essere sepolta a Medina, la seconda città santa dell’Islam, accanto alla moschea che custodisce le spoglie di Maometto. Un trauma profondo, per me».
Sia chiaro un punto: non basta essere figli di musulmani per essere musulmani, esattamente come il figlio di una coppia di romanisti non può essere definito romanista. Questo concetto così ovvio è stato sottolineato innumerevoli volte dal prof Richard Dawkins, ma pare che esista un’ostinazione a non comprenderlo.
Inoltre, il termine “musulmano non praticante” usato nella notizia è una semplice contraddizione in termini: aderire all’Islam significa essere sottomessi ad Allah e ai cinque pilastri della religione monoteistica. Di conseguenza chi non si sottomette, come Magdi Allam, non può essere musulmano.
PS: ecco un esempio dell’atteggiamento di Magdi Cristiano Allam nei confronti dei laicisti, quando era ancora ufficalmente un musulmano, l’anno scorso:
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