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Come sono buoni i cattolici

Anche nel contenitore domenicale di Canale5, culla del puro trash televisivo (sia benedetto San Silvio da Arcore!), si è discusso (se così si può dire) della vicenda dei crocifissi.

Cominciamo con l’intervista al padre ateo che assieme alla moglie si sono battuti per ottenere uno straccio di laicità nella scuola pubblica:

Segue la testimonianza del figlio, che racconta di insulti e minacce a causa delle iniziative della famiglia. Poi parla il sindago leghista di Cittadella, che ha consigliato di togliere la residenza alla famiglia e ha polemicamente annunciato dei manifesti con le facce della famiglia e con la scritta “wanted”. L’unica che si indigna è la passionaria Parietti:

La paladina della Costituzione Alba Parietti perde giustamente la pazienza e si scaglia contro gli integralisti cattolici presenti, ovvero Meluzzi e Santanché,  ospiti fissi di Canale5 :

La tesoriera dell’UAAR, Isabella Cazzoli, viene continuamente interrotta e insultata mentre tenta di esprimere la sua opinione. Lo scatenato Sgarbi si arrampica sugli specchi con citazioni e paragoni a sproposito:

Pure il pacato giudice Luigi Tosti deve subire i furibondi attacchi e insulti dei devoti cattolici, beccandosi del cialtrone e fannullone:

Il dibattito si conclude con una noiosa guerra di religione tra cristianesimo e islam, che mi rifiuto di documentare.

La Russa scatenato

Premessa: è appena terminato un dibattito sulla presenza del crocifisso nelle scuole. Tra gli ospiti erano presenti Piergiorgio Odifreddi, Raffaele Carcano (UAAR) e il professore Franco Coppoli (sospeso dall’insegnamento per aver rimosso il crocifisso durante le sue ore). Inoltre era presente il devoto Buttiglione e un prete che ironizzava sul cognome di origine russa dell’unico italiano tra i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Durante il dibattito è stato fatto notare che l’obbligo di esporre il crocifisso a scuola è stato previsto in epoca fascista (1924 e 1928) e come è noto a La Russa parte un embolo quando sente parlare di fascismo…

La Russa sgrida il conduttore per l’eccessivo spazio gentilmente concesso ai maledetti non credenti (“E’ una Rai insopportabile!“) e conclude con delle soavi parole dedicate a chi non gradisce l’imposizione dei simboli religiosi nella scuola laica: “Possono morire!

Gli slogan di Bagnasco

bagnascoLeggo su Avvenire che il generale nonché cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ha condannato la campagna degli ateobus genovesi, poiché “la questione di Dio è estremamente seria, importante e decisiva per cia­scuno” e va affrontata  ”nelle forme più aderenti, più ade­guate, più serie e  senza abbandonar­si ad altre espressioni più pubblicita­rie che mi sembrano, in questo caso, una ferita alla sensibilità religiosa di tanta gente e non soltanto cattolici, naturalmente“.

La questione dell’esistenza di qualche dio non si può ridurre ad uno slogan, insomma.

Dopo una manciata di secondi, Bagnasco proferisce le seguenti affermazioni:

  • Tanto più l’uo­mo si allontana da Dio, tanto più l’uomo perde sé stesso
  • Se si toglie Dio dalla cultura e dalla società, il signifi­cato stesso della persona si svuota
  • Solo Dio, in quanto trascendente ed immutabile, può costituire il fondamento dell’ordine mora­le

Questi invece non sono slogan, ovviamente…
Non feriscono la sensibilità dei non credenti, ovviamente…

Beata coerenza.

Il pio poeta e l’ignosticismo

rondoniIl quotidiano dei vescovi, finanziato da tutti i contribuenti, si occupa della vicenda dell’ateobus genovese, affidando un editoriale in prima pagina al poeta cattolico dallo sguardo truce, nonché frequente ospite del TG1, Davide Rondoni.

Si tratta dello stesso personaggio che in occasione del gay pride a Bologna, ha deciso di enunciare in piazza la Divina Commedia, per ricordare ai sodomiti quale sarà il loro doloroso destino.

Mi chiedo se magari prossimamente potrebbe leggere davanti a una moschea i versi che narrano della presenza di Maometto in un altro girone infernale… No, questa è un’argomentazione tipica dei cattolici, quindi me la rimangio immediatamente!

Nell’editoriale Rondoni elogia gli autisti genovesi che si sarebbero rifiutati di guidare gli ateobus (vorrei sapere in che percentuale…):

Perché pensare di liquidare in modo co­sì banale il problema di Dio con una pub­blicità è un’offesa alla intelligenza prima ancora che alla fede.
La sedicente unio­ne di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua saccente­ria dal semplice buon senso di gen­te normale, che la­vora tutti i giorni, che sa cosa è lavo­rare, amare, soffrire e magari farsi do­mande nel silenzio della coscienza o di fronte ai propri figli sul destino e sul senso delle cose.
Un gruppo di auti­sti, non una facoltà di dottori della Chiesa. Perché basta, per così dire, esse­re uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio. Dove la violenza di offendere la serietà di una questione così importante per i singoli e per la storia del­l’umanità è pari solo alla stupidità di chi pensa di offrire riposte banali riducibili a slogan.

Del re­sto la Bibbia insegna che non esistono gli atei: li chiama idolatri, perché al vero Dio sostituiscono un idolo, magari il più mi­sero che è la propria presunzione.

Mi permetto di dissentire.

Sorvolo sulla violenza verbale di questo essere umano, mentre intendo concentrarmi sulla presunta banalità dello slogan dell’UAAR.

Lo slogan è composto da due frasi:

La cattiva notiza è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.

A quanto mi è dato di conoscere, tutte le anime pie che hanno criticato lo slogan si sono concentrate sulla prima frase, indiscutibilmente atea.

Purtroppo (e con questo esprimo una velata critica a chi ha ideato lo slogan) la dichiarazione atea ha completamente oscurato la seconda frase, che è un fulgido esempio di ignosticismo (che i teologi cattolici definiscono grossolanamente ateismo pratico).

Non c’è nulla di banale in una dichiarazione ignostica, che non nega l’esistenza di qualche dio, ma piuttosto nega il suo bisogno. Infatti, se è impossibile (oltre che inutile) tentare di dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non è nemmeno qualificabile, è invece possibile valutare  l’esistenza di qualche dio come una variabile aleatoria semplicemente trascurabile.

La seconda frase dello slogan è una splendida dichiarazione:  è il riconoscimento che la vita ha un senso, anche se finita. E’ l’affermazione che la vita non è una specie di raccolta punti per ottenere un premio nell’aldilà, è la constatazione dell’inutilità di una giustizia post-mortem che emetta sentenze quando oramai è troppo tardi.

Cercare di vivere una vita serena ed onesta, a prescindere da qualche entità superiore o da qualche forma di dittatura celeste (termine utilizzato dal geniale Christopher Hitchens), senza porsi il “problema di Dio”, non significa affatto banalizzare l’esistenza.

Livio Fanzaga e l’ateobus

Come promesso, non poteva mancare il pacato commento del pio Livio Fanzaga alla vicenda degli ateobus genovesi, con riferimenti ad Odifreddi, Satanasso e pure alla “malattia innominabile” (per dimostrare l’utilità della fede…).

Bando alle ciance, ecco il nuovo video del Livio Fanzaga Show:

scarica il video

Speciale ateobus

Ultim’ora: la concessionaria pubblicitaria degli autobus genovesi ha rifiutato lo slogan dell’UAAR. Si attendono ulteriori sviluppi.

Mentre al tg5 e al tg1 avveniva un miracolo, ovvero l’apparizione di un non credente in video (anche se con la solita tecnica del contradditorio, ovvero l’ultima parola spetta sempre a un cattolico), il tg2 continua nel solco della sua rinomata tradizione.

Immaginatevi la scena: un giornalista della seconda rete pubblica che si precipita con un operatore al seguito in casa dell’ultra-cattolico Vittorio Messori per raccogliere le sue pillole di saggezza.

Questa volta Messori viene definito ex-ateo, qualche settimana fa invece ex-agnostico, aspetto nuove puntate del tg2 sulla sua biografia per venire a capo di questo lacerante dubbio sul suo passato da miscredente.

Guardate con attenzione lo sguardo di Messori mentre regala le sue elucubrazioni al pubblico di RaiDue, qualche inguaribile malizioso potrebbe pensare che stia leggendo:

scarica il video

Segnalo inoltre:

I servizi video del tg genovese Primocanale:

Prossimamente su questi schermi: le reazioni del pio Livio Fanzaga all’iniziativa dei bus atei, con tanto di citazione della “malattia innominabile” (un classico), nel frattempo potete leggere un’anticipazione in questa notizia.

Studio Aperto attacca gli atei

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Sottotitolo:  al peggio non c’è limite

Studio Aperto è riuscito ad essere più vergognoso del solito,  grazie a questo servizio confezionato da Carla Chelo (lo splendido esemplare di donna che si vede in foto):

scarica il video

Nemmeno Radio Maria, TelePace, Sat2000 e Avvenire messi assieme sarebbero riusciti a partorire un tale insulto ai neuroni altrui.

Mentre si parla dell’iniziativa dell’UAAR scorrono sul video le immagini di furiosi musulmani che urlano e bruciano la bandiera di Israele, mi sfugge il parallelo…

Il bus “ateo” viene ribattezzato “anticlericale”, come se fossero sinonimi.

Riporto il testo integrale del servizio, intitolato L’ultima bestemmia: gli autobus anti-Dio.

 

Li chiamano autobus anticlericali perché scorazzeranno per Genova, città di Bagnasco, cardinale e presidente della CEI, per dire che Dio non c’è. 

E non sono che l’ultima delle provocazioni contro la Chiesa Cattolica registrate nelle ultime settimane.

Dopo l’occupazione dei musulmani del sagrato del duomo, le manifestazioni ispirate all’intolleranza islamica, ecco il bus pieno di nuvolette e messaggi miscredenti.

Vittorio Messori: “Ma no! Sono goliardate, quindi non credo che gli vada dato molto risalto”.

Lo scrittore cattolico taglia corto, ma l’iniziativa partita da Londra e poi replicata a Washington, Barcellona e Madrid, ma vietata in Australia, solleverà anche qui come nel resto d’Europa un’ondata di polemiche.

L’ha voluta l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, che ha deciso di partire da Genova, proprio per rendere più irritante il progetto: è nella Città della Lanterna che quest anno sfilerà il Gay Pride.

Se riusciranno a raccogliere abbastanza soldi poi sarà il turno di altre città.

In mezzo a tante voci critiche c’è anche chi è convinto che tutto sommato l’autobus anticlericale sarà un boomerang.

Don Gianni Baget Bozzo : “…affermare che non esiste è parlarne. Io sono convinto che scuoterà l’indiffirenza, il fatto che si fa provocazione può essere un bene”.

 

Ricapitolando:

  • “li chiamano autobus anticlericali”, chi li chiama così (sbagliando)?
  • l’iniziativa non è stata “vietata in Australia”, ma molto semplicemente la concessionaria di pubblicità ha rifiutato lo slogan
  • “tante voci critiche”, quante? le vogliamo enumerare, per favore? non bastano i soliti Baget Bozzo, Messori e il poeta Rondoni

Vediamo ora di capire chi sia questa Carla Chelo:

Carla Chelo, è nata a Roma, ha trascorso l’infanzia a Madrid e oggi vive a Milano. È appassionata di bambini, Sud e gialli. Per vent’anni ha scritto prevalentemente di cronaca nera, mafia e giudici, prima per l’Unità e poi al Diario. Da quattro anni lavora a «Studio Aperto», il telegiornale di Italia Uno. È sposata e ha due figli.

Ha scritto per l’Unità e Diario e ora confeziona un servizio come questo? Sticazzi! (scusate il francesismo).

Nel caso qualcuno volesse contattare la sublime giornalista in questione esiste un form sul sito di Studio Aperto, in alternativa c’è l’indirizzo email della redazione.

Aggiornamento:

A poche ore dalla pubblicazione di questo articolo sono già avvenute delle “visite particolari”:

 

cliccare per ingrandire

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Non è l’Iran – aggiornamento

A suo tempo avevo riferito della triste vicenda capitata a un ragazzo sardo in occasione della visita papale a Cagliari.

Avevo citato la scandalosa e scandalizzata cronaca di un giornalista del quotidiano Unione Sarda.

Ora sul sito UAAR è stata pubblicata una lettera del giovane al Presidente della Repubblica (Laica?) Italiana. Assolutamente da leggere e diffondere.


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