Atei assassini

Qualche giorno fa a Genova il Papa Benedetto XVI ha parlato di dialogo con i non credenti (per convertirli forse?).

Oggi su Avvenire, nella sezione delle lettere al quotidiano, si legge invece il pensiero di un prete. La lettera è intitolata Perdita di Dio causa di tanto male:

Caro Direttore, nei giorni scorsi molto si è parlato, scritto, radiotele­trasmesso sulla orribile e incredibile vicenda, ter­minata con la morte cru­dele del carissimo e indi­menticabile Nicola Tom­masoli. Mi permetto di fa­re anch’io un sofferto com­mento, in mezzo a tanto fumo e confusione, anche se sono l’ultimo prete del­la diocesi di Verona. La causa principale, anche se non l’unica, è questa: vi­viamo ormai in una so­cietà materialistica, edo­nistica, consumistica (co­sì l’ha definita recente­mente il Papa) ed io ag­giungo, per maggior par­te, atea. Non c’è più Dio in troppe famiglie, in troppe scuole, in troppe associa­zioni, in troppi sindacati e ambienti di lavoro, nella politica e nello stesso go­verno, in troppi partiti, in troppe tv, in troppi gruppi rossi, verdi, gialli e neri. Senza Dio la vita non ha più valore e cadono tutti i valori; senza Dio siamo bestie, anzi, peggio delle bestie, come hanno dimostrato i cinque giovani as­sassini. E troppa povera gioventù vive e respira in questo disastro morale, so­ciale e religioso, con o senza colpa. Ed ecco tutti i frutti incredibili e dolorosi che abbiamo visto e toccato, anche in questi giorni e non soltanto a Verona, ma in molte altre città d’Italia. Questa è la causa di tutte le altre cause, previ­ste e non previste.  don Mario Gatti
 Negrar ( Vr)

Dalla lettera si evince chiaramente che il dialogo possibile con i credenti può essere limitato unicamente alle discussioni sul meteo o sui risultati del campionato di calcio.

17 Responses to “Atei assassini”


  1. 1 Sandro 22 maggio 2008 alle 21:28

    È così facile controbattere a questa accozzaglia di ca***te, che è inutile sprecare parole per commentare simili farneticazioni.
    Certe frasi sono talmente ridicole, che si fatica a credere che siano state pronunciate veramente…

  2. 2 robex 23 maggio 2008 alle 12:55

    Io invece sono in parte d’accordo con il prete:
    spesso la scomparsa della figura di Dio porta ad un disequilibrio dei valori di determinate persone.
    Il fatto che pero’ gli integralisti benpensanti non capiscono e’ che queste persone, religiosita’ o meno, sono PRIVE DI QUALUNQUE SENSO UMANO ED ETICO.

    In mancanza di senso etico, quando poi viene a sparire anche la religione (e quindi il concetto di “peccato”) si sentono di poter fare TUTTO. Quindi a queste persone ignoranti e disumane… io un po’ di catechismo lo consiglierei, dal momento che non credo che le lezioni di educazione civica servano.

    Cosa ne pensi Razionalismo?

  3. 3 Lukich 23 maggio 2008 alle 20:36

    A me basterebbe solo un pò di coerenza: non si può invocare dio quando la gente ammazza dicendo che è senza dio e poi sempre in nome di dio andare ad ammazzare persone. Si decidessero che cosa gli dice dio e ce lo facesero sapere una volta per tutte almeno la smettiamo di parlare dei burattini e discutiamo dei burattinai!

  4. 4 davisto 23 maggio 2008 alle 21:19

    come direbbe il buon vecchio Christopher Hitchens:
    “se tu pensi che gli uomini non uccidano, rubino, stuprino, solo perchè è peccato… allora stai insultando il genere umano”
    Alla faccia di sto Robex e il suo catechismo per tutti.
    Mai sentito parlare del concetto azione-reazione?
    Vedi ad esempio chi ha studiato dalle suore e poi per ribellione diventa disinibito.

  5. 5 robex 24 maggio 2008 alle 06:47

    Ma che minchia dici davisto?
    “Catechismo per tutti”? E chi l’ha mai detta questa porcata?

    Io dicevo che se una persona e’ DISUMANA per conto proprio, il problema c’e’ di fondo.

    O la si rieduca a forza di servizio civile obbligatorio, oppure io gli consiglierei un buon corso intensivo di catechismo.
    PERCHE’ SE CERTE BESTIE NON CAPISCONO ALTRO CHE LA FORZA, AL CATECHISMO INSEGNANO UN SACCO DI DOGMI CHE POSSONO LORO FARE BENE, ALMENO IMPARANO CHE “NON SI UCCIDE”.
    Non riusciranno mai a capire PERCHE’ non si uccide, ma almeno sapranno che “non si fa”.

    E questo al di la’ del credere o meno, sono solo del parere che con certi tizi bisogna usare la mano pesante.

  6. 6 robex 24 maggio 2008 alle 06:56

    Ah davisto:
    ti invito a rileggere due o tre volte quello che ho scritto nell’altro commento.

    Ti riporto i punti salienti:

    “spesso la scomparsa della figura di Dio porta ad un disequilibrio dei valori di DETERMINATE persone. Il fatto che pero’ gli integralisti benpensanti non capiscono e’ che queste persone, religiosita’ o meno, sono PRIVE DI QUALUNQUE SENSO UMANO ED ETICO.”

    Se non hai ancora capito riassumo:
    quando uno non ha valori umani, non sa cosa siano l’umanita’ e l’etica, e NON PUO’ capire che uccidere e’ sbagliato. Quindi e’ DISUMANO di per se’, e se poi non ha la religione non ha dei dogmi a cui aggrapparsi per capire che “non si deve uccidere”.

  7. 7 Solare 24 maggio 2008 alle 12:55

    Si può essere brave persone senza necessariamente credere in Dio.
    L’articolo pubblicato su l’Avvenire è una vera accozzaglia di pregiudizi.

  8. 8 frazzisco 24 maggio 2008 alle 14:40

    In Spagna hanno introdotto l’Educazione alla Cittadinanza, ovvero l’educazione civica.
    Indovina chi si oppone con tutte le forze?
    Ovviamente i devoti cattolici!
    Per loro la morale deve essere insegnata solo dai genitori e dai preti.

    A me hanno fatto comprare il libro di educazione civica a scuola, ma ha solo preso la polvere. Non si insegna in Italia.

  9. 9 frazzisco 24 maggio 2008 alle 14:43

    Quasi dimenticavo:
    dopo la morte del giovane veronese, il Vescovo Zenti ha subito trovato la causa del disprezzo per la vita umana: l’ABORTO…
    No comment.

  10. 10 royben 6 giugno 2008 alle 08:58

    Salve, si può essere delle brave persone e non è detto che bisogna credere per comportarsi in modo civile e rispettoso. L’essere umano è immagine di Dio, noi siamo tutti fratelli perché abbiamo un unico Padre, il nostro corpo è sacro e tempio dello Spirito Santo, solo Dio può disporre della nostra vita ecc ecc sono contenuti di tipo religioso, proporli ed educare le persone con questo tipo di argomentazioni penso che aiuterebbe la convivenza civile e il rispetto reciproco. Non vedo perché quello che dice il prete nella lettera sia poi tanto sbagliato.

  11. 11 MetaLocX 29 giugno 2008 alle 22:10

    “Senza Dio la vita non ha più valore e cadono tutti i valori; senza Dio siamo bestie, anzi, peggio delle bestie”

    Queste poche parole la dicono lunga sulla stupidità dell’integralismo (e degli integralisti).

    Io non credo in Dio, so che l’uomo è un’animale e so che questo non ci impedisce di essere uomini, di comportarci da tali e non come comuni bestie.
    Il caro prete autore della lettera invece ci dice molto chiaramente che per avere dei valori deve credere nell’esistenza di un essere irrazionale. Evidentemente sono proprio le persone come queste quelle che più di tutti si avvicinano ad essere semplici bestie.

  12. 12 Laura Tussi 25 luglio 2008 alle 13:55

    VOCABOLARIO MINIMO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO.
    Per un’educazione all’incontro tra le fedi.
    Recensione al libro di Brunetto Salvarani, Vocabolario minimo del dialogo intrerreligioso, EDB 2008. Seconda edizione aggiornata e aumentata

    di LAURA TUSSI

    La pedagogia del dialogo si esplica in percorsi comunitari militanti e pratiche dialettiche di conduzione anagogica verso il cambiamento tra identità e differenza quale metabletica implicita nelle transizioni maieutiche di pluralismi religiosi e nelle interdipendenze di alternative cultuali, quali istanze proteiformi contemporanee presenti nelle società occidentali, nell’ambito di una costante dialettica maieutica di incontro e confronto secondo empatia e passione tra uomini e donne di differenti pratiche teologiche e di fede, dove incontrare l’altro nella sapienza.
    L’”alfabeto dialogico” si dipana e propaga nell’ascolto e nella conoscenza in un orizzonte ecumenico globale a contatto con posizioni interreligiose e confini multietnici e pluriculturali in limitrofe concezioni di decentramento solidale, dove dall’omologia teologica si prospettano divergenze ideologiche e teleologiche, immaginando teorie egualitarie nella concezione di uguaglianza tramite il pensare le differenze, tra equità di opposizioni e contrasto tra posizioni. Dunque “dialogo interreligioso” e racconto intrabiografico, quale prospettiva dialettica costante e connubio dialogico militante tra pluralismi teologici in rievocabili e riattualizzabili ierofanie e fenomenologie teofaniche manifeste come eventi rapsodici nella civiltà occidentale.
    Il dialogo è il presupposto comunicativo tra esseri umani, una modalità relazionale e trasmissiva di contenuti, nozioni e semplici messaggi, come espressione di idee, di valori ed anche sentimenti, emozioni e stati d’animo. Il dialogo diventa però opera di cammino comunitario, di percorso ecumenico, quale intento volutamente costruttivo, quando implica atteggiamenti di accoglienza, nel confronto, nell’interscambio proficuo di identità diverse, in relazioni dialogiche di dinamicità dialettica, nel contenere in sé la diversità di cui l’altro si fa portatore. Accogliere, ma anche tollerare e (perché no?) anche sopportare l’entità altra, la differenza altrui, quale vessillo e memoria che l’”altrui” identità ha effigiata ed impressa nel suo essere “altro” da noi.
    Il dialogo, il confronto, l’interscambio, la condivisione, oltre che a costituire nobili intenti etici, di corretto vivere comunitario, implicano il rapporto con la diversità, nel tollerarla, assimilarla, riconoscerla ed accettarla, farla propria, pur mantenendo le distinte identità degli interlocutori, i caratteri imprescindibili di ogni cultura, di ogni credo, di ogni ideale politico, nel confronto dialettico tra memorie, storie di vita, narrazioni di esperienze, individuali e collettive, dove le ideologie, le fedi, le culture hanno aperto un solco, lasciato un’impronta, depositato un seme da cui germogliano prolifiche idee, innovativi contenuti, fecondi valori.
    La dinamicità dialettica del confronto sottintende atteggiamenti di umiltà, a scanso di equivoci di prepotenza o di imposizione sull’altro, e implica la deposizione, disposta all’ascolto, della propria precipuità e recondita ipocrisia individualistica, alimentando propositi costruttivi rispetto al rapporto con le alterità.
    L’autore considera un’auspicabile “pedagogia del dialogo”, necessaria e di augurabile attuazione in una società multiculturale, multietnica, multiconfessionale. Il cammino di confronto tra le grandi religioni sfocia e progredisce nella concezione ecumenica del concetto di fede: una grande comunità interconfessionale, il mondo intero, in cui si confrontano e coesistono le differenti culture, i credi, i rituali, le cerimonie, per cui dietro a questi aspetti fenomenologici della pratica di culto, sussiste un’unica e imprescindibile entità creatrice del cosmos, un unico Padre, grande e globale, universale punto di riferimento per l’umanità tutta. Questo concetto di matrice prettamente rinascimentale -sviluppato da Pico Della Mirandola e Cusano- e illuministico (Montaigne ed altri) dovrebbe abolire per sempre lo spettro delle lotte interconfessionali e le guerre civili e fratricide, combattute in nome di un simbolo conteso o di uno specifico credo, quale vessillo prepotente e prevaricatore di un’identità su un’altra. Oltre alla pedagogia del dialogo, necessita un’educazione all’interiorità , alla memoria, non solo collettiva, ma anche individuale, un ripensarsi come soggetti portatori di fede e di fedi e di credi, mettendosi in discussione, rivedendo la propria storia di vita, ricostruendo le tappe di formazione dei percorsi del proprio sé e della costituzione delle nostre idee e della nostra identità in base alle relazioni con gli altri da noi. Solo recuperando una dialettica dell’interiorità, potremo ripartecipare la nostra identità precipua e solida e costruita con fatica dialettica e più consapevole, insieme all’altro da noi.
    E’ necessario un primo ripiegamento su se stessi, un ritornare a ripensarsi, un conoscersi di stampo socratico, per far fronte alle avvincenti seduzioni delle logiche del pensiero unico, portatore di schiaccianti mitomanie dell’effimero, con gli esproprianti dettami del mercato e del consumismo capitalista, in metropoli deturpate ed esacerbate da un erroneo progresso. Proprio qui, al centro del mondo industrializzato, dovrebbero risorgere le piazze, le agorà, per incontrarsi tutti, insieme, cattolici, islamici, ebrei ed altri…e costruire il futuro in un pluriverso di idee, culture e fedi, a confronto, nel microcosmo ecumenico dell’agorà e nel macrocosmo del mondo intero, dell’universalità.

    LAURA TUSSI

  13. 13 Riccardo 10 agosto 2008 alle 15:57

    Ci sono troppe parole che avrebbero utilità se dovessi dare un esame di etica alla facoltà di teologia.

    Ma per chi non è del mestiere, come me, povero ingegnere, poco mi raccappezzo con parole quali “conduzione anagogica”, “metabletica”, “transizioni maieutiche”, ecc ecc.
    “Proteiforme”, invece, l’ho capita.

    Perciò, da quel che ho capito, cioè di “come dialogare tra religioni diverse”, vi e mi chiedo:
    l’ateismo è una religione???

  14. 14 gianni 21 agosto 2008 alle 20:08

    credo proprio che nessun credente abbia ancora compreso che se oggi la chiesa mostra benevolenza, bontà, ecc. ecc….. questo è solo dovuto ad un processo storico ben preciso: L’ILLUMINISMO……che ha indotto il forte cambiamento in essa, attraverso concili vari, dovendo PER FORZA DI COSE adeguarsi ai principi di uguaglianza e di progresso civile, scientifico e tecnologico…. unica vera strada per il benessere dell’umanità….. altrimenti senza questi veri santi ed eroi (gli illuministi) la chiesa, con i suoi dogma e verità assolute… per principio sarebbe stata immutabile nella sua azione e quindi ancorA SAREMMO CON LE CANDELE A LEGGERE TESTI SACRI E ALTRI CODICI MAGICI, MNTRE FUORI PER LE STRADE INSALUBRI LE FIAMME DEI ROGHI PURIFICHEREBBERO CRPI DI STREGHE ED ERETICI…….

  15. 15 rosario 12 settembre 2008 alle 07:25

    perfettamente d’accordo con gianni. bisogna essere vigili, perché costoro in un momento di disattenzione ci farebbero tornare indietro di secoli…quando a loro era permesso tutto e gli altri morivano di fame, bruciati sui roghi o costretti a negare l’evidenza. non permettiamo loro di alzare la testa…bisogna evitare che questi repressi e mediocri si appropriino di tutto.


  1. 1 don Mario Gatti colpisce ancora « Razionalismo vs Religione Trackback su 12 agosto 2008 alle 22:23
  2. 2 Contro il Logorio del Laicismo Moderno « Abbi una discreta giornata Trackback su 26 dicembre 2010 alle 14:57

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




blog attenzionato

Categorie

Avviso ai commentatori

In alcuni Paesi esprimere il proprio pensiero può costituire reato. Prima di inserire dei commenti illeciti, valutare l'opportunità di seguire la precisa indicazione fornita dall'immagine sottostante:

carabiniere cenno di no

maggio: 2008
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Top Clicks

  • Nessuna

Blog Stats

  • 264,746 hits
web analytics

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: