Nichilismo e ateismo

In questa nuova puntata del Livio Fanzaga Show il direttore di Radio Maria illustra ai suoi 2 milioni di fedeli ascoltatori l’equazione tra nichilismo e ateismo, dipingendo ancora una volta gli atei come dei disperati:

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14 Responses to “Nichilismo e ateismo”


  1. 1 Massimiliano 16 marzo 2009 alle 01:34

    “E a noi toccherà anche seppellirli, vabè…”

  2. 2 spaghettovolante 16 marzo 2009 alle 12:46

    Da denuncia

  3. 3 rienzo 16 marzo 2009 alle 14:52

    la modestia dev’essere un dono che danno insieme alla fede a quanto vedo

  4. 4 poverobucharin 16 marzo 2009 alle 20:22

    Padre Salivio, che sputi insulti per tutti, seppellisci sto caxxx!

  5. 5 sdrummelo 18 marzo 2009 alle 12:03

    hihihihi se Satana potesse si suiciderebbe😀

    questa è stupeeeeendaa😀

  6. 6 spaghettovolante 18 marzo 2009 alle 12:26

    Quindi, se Satana non può suicidarsi, è perchè Dio glielo impedisce? Ma se Satana si suicidasse, non sarebbero risolti tutti i problemi? Oppure non si suicida per senso del dovere?

    ?http://spaghettovolante.wordpress.com/2009/01/17/razionalizziamo-2/

  7. 7 sdrummelo 18 marzo 2009 alle 12:29

    credo che satana sia immortale.. o sbaglio?

    era un angelo, una creatura di dio tanto epr essere chiari😉

  8. 8 spaghettovolante 18 marzo 2009 alle 12:34

    Appunto. Ma se Satana è pronto a levarsi dalle scatole da solo suicidandosi, per Dio non dovrebbe essere un gran affanno revocargli l’immortalità (con ricevuta di ritorno per essere sicuro).
    “Satana, la tua licenza triplo sei di creatura immortale è abolita. Saluti.
    Dio”

  9. 9 sdrummelo 18 marzo 2009 alle 12:35

    Dio non ammette che gli altri dispongano della propria vita …

    Il “caso Englaro” ti dice niente?😦

  10. 10 spaghettovolante 18 marzo 2009 alle 13:15

    Colpito e affondato

  11. 11 Zel 20 marzo 2009 alle 11:52

    … se mi seppellisce lui PER FAVORE buttate il mio cadavere nel Vesuvio… NON MI AVRA’ MAI!!!

    • 12 Ytrun 20 marzo 2009 alle 17:46

      Zel,
      ancora non hai ricevuto la convocazione da parte degli sbirri a seguito delle lamentele dell’esorcista?

  12. 13 Zel 23 marzo 2009 alle 13:22

    Ytrun: no, non ho ricevuto niente… s è lamentato?! Per cosa?

  13. 14 aldo c. marturano 20 aprile 2009 alle 10:21

    LE SANTE ASSICURAZIONI S.p.A.
    ovvero
    le Terre Russe fra Cattolicesimo e Ortodossia

    © 2009 di Aldo C. Marturano

    Qualche anno fa per i tipi della Oxford Univ. Press uscì THE SACRED TRUST di R. Ekelund et al., un lavoro accuratissimo di ricerca imperniato su un esame storico-economico dell’ascesa della Chiesa Cattolica nel Medioevo nei XIII-XV-XVI secc. E’ sicuro che giammai alcun editore italiano tradurrebbe o pubblicherebbe quest’opera, giusto per il suo contenuto, ma forse e soprattutto per autocensura. E sapete perché? Perché l’analisi, puntuale e documentata dei vari specialisti, mette a nudo le profondissime radici economiche della più grande organizzazione (che noi non temiamo di definire mafiosa) assicuratrice esistente al mondo. Anche qui, vorremmo metter in chiaro che i termini che noi usiamo sono quelli correnti e convenzionali e non devono essere necessariamente colorati in modo negativo o positivo.
    L’organizzazione di cui si parla è talmente potente ancor oggi e così capillarmente diffusa (specialmente in Italia dove ha sede legale, ma anche in altri paesi sedicenti cattolici dell’America Latina e dell’Africa dove ci sono le filiali più importanti) che a parlarne su un piano diverso da quello “spirituale” (per chi è capace di astrarsi dal mondo) è molto pericoloso giacché ci si scontra con certi principi etici, cosiddetti universali dalla stessa Chiesa che li ha diffusi e inculcati, nei quali molta gente ha trovato i fondamenti mitologici per portare avanti la propria esistenza mondana e per riparare senza eccessive preoccupazioni nell’Aldilà e ai quali perciò è molto restia a rinunciare o a rivedere!
    Che cosa emerge allora dal lavoro condotto da quegli studiosi? Cercheremo di riassumerlo nelle parole che seguono e allo stesso tempo non ci fermeremo esclusivamente sul libro (non dovendone fare una recensione), ma integreremo il discorso con quanto noi stessi abbiamo raccolto nel tempo negli studi sull’argomento rapportato alla Chiesa Russa nel XIV-XV sec.
    Intorno all’anno 1000 la Chiesa Cattolica comincia a dominare praticamente la parte centrale d’Europa dove ha sede il nuovo Impero Romano d’Occidente, da essa stesso voluto e fondato nel IX sec. Purtroppo il Paganesimo settentrionale fra Scandinavi e Slavi continua a far concorrenza al Cristianesimo che in queste aree trova in scontro quasi permanente per la predominanza le due centrali cristiane, Roma e Costantinopoli. Nella parte sud (il Mediterraneo) invece la concorrenza è impersonata dall’Islam che domina ormai tutto il Nord dell’Africa e la Spagna oltre ai vari tentativi di insediarsi in Provenza e di radicarsi meglio in Sicilia o a Creta.
    Se si guarda bene situazione e circostanze, la concorrenza non è tanto ideologica ossia fondata soltanto sull’educazione delle “anime” quanto invece sul mercato che queste anime, abitando all’interno di un corpo materialmente consumatore, costituiscono in quel momento storico di crescita economica e demografica.
    Se poi ci si chiede che cosa la Chiesa commercializza, allora la risposta è abbastanza semplice: La Vita Eterna! In un mondo popolato da uomini, donne e bambini soggetti a dispotici signorotti militari in guerra continua l’uno contro l’altro e in cui le vittorie danno come miglior bottino proprio gli esseri umani da vendere, con uno sviluppo abbastanza arretrato dell’agricoltura e di conseguenza con un accumulo praticamente nullo di derrate alimentari, con carestia e pestilenze frequenti a causa del bassissimo livello igienico e della farmacopea poco sviluppata, ecco che diffondere principi come 1. la vita terrena è sofferenza 2. gli dèi pagani ai quali l’uomo finora si è rivolto, non sono niente altro che esseri diabolici che vogliono la rovina dell’uomo insieme con altre etiche simili, riesce ad illudere l’uomo che, visto che la vita terrena è un tormento continuo, occorre preoccuparsi solo della vita dopo la morte perché questa soltanto è eterna e in un mondo di godimento. In altre parole la Chiesa, al contrario dei Paganesimi, promette non solo la Vita Eterna, ma la beatitudine vissuta nel proprio corpo originario a partire dal Giorno del Giudizio Universale per tutta l’eternità. La prospettiva è molto attraente salvo che occorre passare attraverso un giudizio inappellabile del Dio Cristiano il quale, se la vita vissuta sulla Terra è stata condotta secondo i dettami cristiani, concederà la beatitudine. Altrimenti, ahinoi!, l’alternativa è le pene nel fuoco, anch’esso eterno, dell’Inferno! Con una vita precaria e breve (media 30-40 anni) come quella del primo Medioevo, se questo “pacchetto in offerta” ha costi accettabili e effetti garantiti, passare da un Paganesimo indicato dalla Chiesa come negativo e foriero di tutti i guai del mondo (ma la Chiesa non conosceva affatto i contenuti mitologici dei Paganesimi nordici!) ad una fede che promette tutte queste belle cose, è una scelta convenientissima.
    Per quanto riguarda gli effetti garantiti, non ci sono problemi! La Chiesa mostra le testimonianze scritte (la magia di un libro dallo scritto immutabile aveva un gran peso in quei lontani tempi) e confermate dei 13 discepoli del supposto fondatore del Cristianesimo stesso, Cristo, che l’hanno visto morire e poi l’hanno visto risorgere dalla morte per assurgere al cielo, non senza aver fatto la promessa solenne di portare con sé nella casa celeste tutti coloro che crederanno nelle sue parole e nelle sue prescrizioni.
    Come accedere allora alla Vita Eterna? Acquistando il pacchetto assicurativo della fede. Ci sono vari metodi e vari modi d’acquisto del “prodotto”, in cui i “listini” (poenitentiales) sono tutti fissati e regolati secondo la potenzialità economica dell’acquirente.
    A questo punto non deve assolutamente scandalizzare il fatto di mettersi a studiare la Chiesa Cattolica medievale sullo stesso piano di una multinazionale odierna che vende e commercia prodotti propri o fabbricati da altri, materiali o immateriali (in quest’ultimo caso, si pensi al multilevel marketing) poiché è proprio ad imitazione e per rielaborazione del sistema Chiesa Cattolica che è nata la moderna compagnia multinazionale (di tipo “americano”, per intenderci).
    D’altronde il problema che si pose a san Paolo, se fu proprio costui il primo elaboratore della Chiesa come comunità organizzata di mutuo soccorso, fu quello di propagare le credenze giudaiche nella Diaspora mediterranea. Credenze che si erano originate nel Medio Oriente in un contesto di popoli nomadi con antichissime tradizioni e dunque diverso dall’ambiente in cui si moveva il nostro agitatore ossia l’Impero Romano. Questo era uno stato ormai multietnico la cui élite al potere a causa della bassissima tecnologia di quei tempi aveva bisogno di molti uomini al lavoro coatto per mantenersi e questo materiale umano se lo procurava con le guerre e le conquiste, allargando sempre più l’area delle sue incursioni. Di conseguenza i confini statali romani dovevano essere difesi contro eventuali intrusioni e, a quest’ultimo requisito, la risposta fu la sedentarizzazione delle truppe (contadini sempre pronti a scendere in armi) lungo il limes e qualsiasi popolo che attentasse a questo ordine, come gli Ebrei della Diaspora, era considerato pericoloso. In altre parole l’ebreo rappresentava per i romani un nemico naturalmente potenziale da tenere costantemente sott’occhi ed è logico che il modo di vivere e di credere giudeo era guardato ancora con maggior sospetto per le ragioni che diremo fra un momento. San Paolo sapeva bene tutto questo ed è pertanto probabile che sia stato per questo motivo cioè per essere più libero di agire, che la fede della “Setta Cristiana” fu offerta come una religione per tutti, anche per chi non fosse ebreo. Quando poi ci si accorse che il “nuovo” Ebraismo era vincente e che gli adepti crescevano in numero, ecco che ritenne utile riprodurre un vecchio schema ebraico di creare e mantenere un’èlite scelta, libera dal lavoro, che fosse dedita soltanto ai contatti con Dio Creatore. In Palestina questa élite era stata la tribù di Levi alla quale non era stato assegnato un territorio definito, ma il diritto per i suoi membri di poter abitare sparsi fra tutte le altre tribù ed essere da esse mantenuti da queste quali ultimi giudici, consiglieri etc. e celebrare la grandezza del Dio d’Israele. A questo punto sorgeva il problema del consenso da parte dei membri delle nuove comunità che si andavano formando, non ebraiche, ad appoggiare una tale istituzione passiva permanente. Varie furono le maniere di ricorrere ad un’intensa propaganda, fatta tramite predicatori (o sedicenti profeti) professionisti. Di certo ciò fu un’innovazione nel mondo romano che raramente vedeva persone di questo tipo in giro per le città e per le campagne e al contrario imponeva il proprio modo di essere con la forza delle armi e con la costrizione fisica e disdegnava il parlare e l’elucubrazione astratta.
    Naturalmente qui non c’interessa ripercorrere tutta la storia del Cristianesimo nei primi secoli del suo divenire e del suo passare da società quasi segreta a organo dello stato romano dei primi secoli del Medioevo e quindi qui ci fermiamo. A noi sta al contrario a cuore un periodo particolare: il volgere del XII sec. con Innocenzo III. Come mai? Perché sono gli anni in cui l’élite celebrante e pensante cristiana raggiunge l’acme della popolarità e del potere. In breve il Papa di Roma immette sul mercato della fede il nuovo “servizio”: Dio ha concesso la sua rappresentanza personale esclusiva a questo papa il quale, d’ora in poi con i suoi successori, deciderà delle sorti dell’uomo non più solo sulla continuazione della vita dopo la morte, ma anche sull’andamento della vita terrena!
    Come mai proprio in questo periodo? Quali circostanze si sono verificate per spingere Roma proprio ora alla grande mossa?
    Prima di proseguire dobbiamo però un’altra chiarifica al nostro lettore. Abbiamo parlato di organizzazione mafiosa e ancora una volta ribadiamo che nel termine non v’è alcuna negatività o positività voluta. Diciamo invece che abbiamo scelto la parola mafia perché abbiamo constatato che cronologicamente le istituzioni cattoliche come associazione organizzata precedono anche questa famigerata attività criminosa e, se la Mafia oggi è considerata fuori legge, è legittimo tuttavia pensare che essa si rifaccia a modelli anteriori, salvo poi applicarli, questi modelli, in un contesto storico e sociologico diverso. Da quel che sappiamo, la Mafia si presenta al suo cliente per difenderlo da attentati e da minacce, provocati infine dalla Mafia stessa, e, dietro pagamento, gli assicura l’immunità esattamente nello stesso modo in cui lo fa la Chiesa ai suoi possibili fedeli.
    Insomma dopo il 1000 in cui il Cristianesimo era minoritario in Europa rispetto ai successi anteriori a causa dell’Islam vincente nel Mediterraneo e la presenza massiccia dei Paganesimi nordici, con i piccoli passi di un successo che di nuovo arride la Chiesa si trasforma in una vera e propria Compagnia di Assicurazioni con una Polizza che sfrutta un’angoscia primordiale dell’uomo: Il non riuscire a prevedere il proprio futuro! Nel Medioevo l’angoscia e le paure di essere sopraffatti e di non sapere quando e come la morte violenta avrebbe colpito l’individuo erano per la stragrande maggioranza delle persone molto maggiori di quelle odierne, se pensiamo che in un certo qual modo oggi siamo più protetti e più curati dalla collettività alla quale apparteniamo, almeno in una certa parte del mondo, e non abbiamo più bisogno di ricorrere ad altre istituzioni separate o diverse dalle nostre polizie o eserciti per essere difesi. La speranza di un radioso futuro era la vera ricerca della felicità medievale… persino oltre la morte! In quel tempo storico pertanto chiunque potesse assicurare una vita futura beata in un qualsiasi lontano posto in questo mondo (la credenza che il Paradiso esistesse sulla Terra era reale fin nel XIV sec., se ricordiamo che a Novgorod, l’arcivescovo Monsignor Basilio II assicurava che certi suoi mercanti lo avessero visto in qualche luogo in Asia) o fuori di esso, era ben accolto, e, addirittura, a costi accessibili, costui era persino osannato e ammirato! Se la minaccia paventata a parole non bastava, la Chiesa imponeva la fede presentandosi al cliente persino con le armi (ricordiamo i Cavalieri-monaci Crociati) altrimenti… o l’Inferno o la morte violenta! E la Mafia, come noi la conosciamo, non agisce forse allo stesso modo? D’altronde nel periodo che vogliamo contemplare la Chiesa ha già la possibilità di ordinare ai re e ai signori “secolari” di punire i “ribelli” (eretici, infedeli, scismatici) che non accettano la fede ricorrendo ai mezzi delle armi o della rappresaglia d’altro tipo anche più orribile di morti e torture. Niente di strano per l’epoca medievale…
    Quel che è importante però è come i servizi che la Chiesa Cattolica rendeva fino a Innocenzo III si erano evoluti e fissati anche per i re e per i potenti. Come conservatrice del sistema medievale propagava la teoria che il dio cristiano concede il potere sugli altri uomini (sempre su intercessione del prelato addetto) soltanto ad alcuni “unti” e la Chiesa, affinché il sistema si mantenga saldo, fa in modo che i sudditi riconoscano questo potere “delegato” da Dio e lo “onori” mantenendolo e difendendolo. Agli “unti” chiede soltanto la decima annuale sulle loro entrate e un obolo alla gente assoggettata. Come si vede, le misure del servizio alla fine sono ritagliate a bella posta per il potere. I re, i signori, gli imperatori, i vescovi vengono fatti rientrare in supposti disegni imperscrutabili del dio cristiano e dunque, se pure costoro sono dispotici o pericolosi, tutto rientra in un normale piano divino di redenzione dell’umanità intera dalla sua aberrante condotta terrena.
    Guai però a non rispettare i termini del “contratto” stretto con la Chiesa! E’ infatti nella facoltà di questa di revocare la “concessione” all’unto attraverso la “scomunica” o l’”interdizione”… se non paga le decime o una congrua multa!
    Certo! Qui non si vuol negare che la Chiesa offrisse tantissime soluzioni pratiche a certi inconvenienti tipici della società medievale, come ad es. l’accoglimento nelle proprie istituzioni dei reietti, dei deboli di mente, dei disoccupati, dei disabili e simili. S’occupava persino di riscattare i prigionieri di guerra già cristiani, ma, appunto, per godere di tutto questo occorreva essere “cristiani”. Occorreva seguire attentamente certe istruzioni, praticare certi esercizi spirituali (la preghiera, fare da spettatore alle cerimonie liturgiche, etc.) e corporali (il digiuno o l’astenersi dal sesso eccessivo ad esempio!), purché si vivesse occupando il posto che Dio ci aveva assegnato nella società, senza ribellarci. In questa società cristiana erano già schematizzate le tre occupazioni dell’uomo: Bellatores, Oratores e Laboratores. Il corpo armato in cima, il corpo degli intermediari con Dio in mezzo e i lavoratori, tutto il resto della gente. Non solo! Si affermava che l’uomo è nato già col famoso “peccato originale”, danno o inferiorità che soltanto la Chiesa poteva eliminare col rito del Battesimo e quindi per l’accesso alla comunità cristiana occorreva questo immancabile rito! Il successo era però assicurato: Dopo morti si andava in Paradiso!
    A leggere l’Elucidarium, un manuale monastico di teologia (o in altre parole un manuale d’istruzioni per vendere meglio le Polizze Assicurative cristiane, forse redatto in un monastero bavarese) era certo che dopo il Giudizio Universale Dio avrebbe cancellato tutte le conseguenze del peccato originale (e degli altri peccati): “Il castigo per il peccato – il gelo, la calura, la grandine, la tempesta, il fulmine, il tuono e le altre molestie – scomparirà completamente!” E ancora descrive la Terra che si trasformerà in un amabile e fragrante giardino poiché essa aveva accolto il cadavere di Cristo. Irrigata col sangue dei martiri cristiani essa sarà adorna di fiori dolcemente profumati, di gigli, di violette, di rose che mai appassiranno e… “non vi sarà più né fatica, né pena!” Il manuale è del 1100 e fu diffusissimo per tutto il Medioevo e tradotto addirittura nei nuovi vernacoli nazionali fino al tempo dell’invenzione della stampa, testimone dunque della dottrina cristiana in vigore!
    Attenti perciò! Dio e la Chiesa giudicano ogni atto umano benché ci sia sempre la possibilità di cancellare il mal fatto o peccato confessandosi al preposto ecclesiastico che invoca e ottiene da Dio il “perdono” (un’altra innovazione concettuale cristiana) dopo le penitenze (l’obolo) già previste in modo preciso nei famosi “poenitentiales”.
    Ecco! Più o meno il pensiero e l’organizzazione ecclesiastica cattolica sono a questo punto nel XII-XIII sec.. A nostro modo di vedere inoltre, le circostanze più importanti che portarono Innocenzo III al suo proclama furono 1. la chiusura della lotta fra Papa, in vincita, e Imperatore già inaspritasi con Gregorio VII contro Enrico IV, 2. l’allargamento delle conoscenze geografiche sia sul Nord Europa, temuta concorrente per il suo Paganesimo slavo e scandinavo, ma mercato importantissimo di materie prime (il legno, le pellicce pregiate, la santissima cera etc.) 3. l’incontro più immediato e intimo con l’Islam con le Crociate nel Medio Oriente e 4., ancor più importante, l’avvicinamento della Chiesa Ortodossa Costantinopolitana sotto i Comneni per la ventilata riunione, tanto desiderata da Roma quale allargamento del proprio mercato della fede e poi mai avvenuta.
    Se guardiamo la mossa di Innocenzo III dal punto di vista commerciale, ci accorgiamo subito che la concorrenza “religiosa” in Europa era cresciuta sotto forma di critica dei poteri secolari al sistema ecclesiale troppo corrotto e spendaccione e con i movimenti eretici sempre più insistenti su questi temi. Dice M. Erbstösser a quest’ultimo proposito che il problema era già avanzato da tempo. “La lotta per le Investiture che durava dalla seconda metà del XI sec. fino ai primi decenni del XII sec. era un tentativo da parte del papato di adattare la Chiesa Cattolica alle nuove condizioni sociali come pure un’offensiva potente per far del Papato il centro ideologico di tutta l’Europa. Qualsiasi dipendenza pratica del Clero dai poteri secolari doveva essere combattuta.” Ma erano solo le Investiture l’oggetto del contendere? In realtà al Papato, sebbene non andasse giù che fossero i poteri secolari (ossia l’Imperatore Romano d’Occidente, soprattutto) a nominare abati e vescovi, vedeva in queste pretese una forte concorrenza per le enormi entrate che confluivano a Roma proprio attraverso i cosiddetti regalia ossia l’imposizione di tasse, lavori in appalto e simili che il signore locale dava in concessione ai vescovi e quindi un implicito tentativo di sostituire l’amministrazione papale! Cosa assolutamente indesiderata.
    Roma ormai aveva consolidato la propria struttura in cui il Papa e la Camara Cardinalizia erano il potere massimo amministrativo. Qui venivano prese tutte le decisioni sulla fornitura delle “polizze” e dei “servizi”. Qui venivano esaminate le domande di “franchising”, concesse o respinte, quando si trattava della fondazione di un’abbazia o di un convento o per il ritaglio di una nuova diocesi in un nuovo territorio. Non entreremo qui nel sistema fissato del “massimo prezzo di vendita ammesso” attraverso le indulgenze, esortando il lettore a consultare il libro da noi sopra nominato e diciamo invece più semplicemente che, per il fatto che troppi parenti dei poteri secolari erano ormai presenti nel circolo dei titolari del “franchising” della fede, bene fece Innocenzo III a prendere su di sé tutti i diritti di nominare, sospendere, spostare etc. queste persone senza alcuna interferenza da parte estranea. Ai signori locali, ai re e agli imperatori era soltanto concesso che i prelati “designati dal Papa” fossero riconosciuti e rispettati, ma solo dopo essere stati nominati da Roma.
    E, una volta assicuratosi questo diritto, proclamandosi Vicario di Dio in Terra, Innocenzo III si arrogò anche il diritto di consacrare e di scomunicare a suo assoluto ed esclusivo giudizio qualsiasi persona di qualsiasi rango all’interno della società cristiana tri-stratificata.
    Questa circostanza accrebbe ulteriormente l’allarme nella Chiesa Ortodossa quando si continuò a parlare di riunione con Roma, specie dopo l’”occupazione latina” di Costantinopoli del 1204, durata ben più di mezzo secolo.
    La Chiesa Ortodossa era organizzata parimenti sulla base di una Multinazionale che vendeva “polizze assicurative per la vita nell’Aldilà”, ma nel territorio della diocesi maggiore ossia la Metropolia Russa (o della Rus’ Kieviana, com’era più nota) in quegli anni non esisteva più uno stato cristiano-ortodosso in cui il Vescovo maggiore Metropolitano potesse distribuire il suo “franchising” e richiedere per i suoi vescovi una protezione armata ad un unico signore e le cose erano diventate molto più complicate e più instabili. Addirittura le entrate dalle quali trarre la decima non erano facilmente calcolabili sia per quanto detto appena qui sopra sia a causa delle guerre fra i diversi piccoli principati russi che soffocavano le azioni di propaganda religiosa e interrompevano il flusso delle prebende ecclesiastiche. Nel Baltico poi la presenza dei Cavalieri Teutonici sottraeva continuamente territori e persone alla Chiesa Russa così come nel Mar Nero, dove i Latini agivano da Costantinopoli alla Crimea quasi in monopolio. Successivamente (1240) nell’Anticaucaso si stabilirà l’Orda d’Oro che isolerà ancor di più i nuovi piccoli stati russi impedendone la tendenza ad unificarsi sotto un solo signore. Tuttavia, siccome i traffici commerciali erano perlopiù per prodotti ad altissimo valore aggiunto, la Chiesa Ortodossa si assicurò non solo la protezione dei nuovi signori tatari del Volga, ma addirittura fondò una nuova eparchia nella capitale tatara ed i khan tatari erano raccomandati al dio cristiano nelle preghiere e nelle liturgie esattamente come i signori cristiani. Da tutto questo si capisce che qualsiasi decima venisse dalle Terre Russe era comunque un apporto ricchissimo e indispensabile per il Patriarcato di Costantinopoli (ma anche per gli Imperatori imparentati con i principi russi), costituendone il cespite vitale maggiore. Era anche logico che tutte le forze politiche, secolari e ecclesiastiche, russe s’impegnassero ad impedire che la Chiesa Cattolica se ne impadronisse!
    La Chiesa di Roma però non rinuncia e tramite vari ammiccamenti ai principi russi e ai lituani, catechizzazione forzata dei capetti finnici per opera dei monaci Cavalieri Teutonici e Livonici o con crociate danesi e svedesi e persino aperture “religiose” ai Tatari di Crimea tenterà in tutti i modi di convincere gli abitanti della Pianura Russa a passare nella “parrocchia latina” concedendo l’allargamento dei traffici alle potenze latine del Baltico. Addirittura adotterà una strategia molto sottile in cui, alla fine di un lungo processo erosivo condotto da Francescani e Domenicani fra le varie eparchie ortodosse, queste risulteranno svuotate dei propri fedeli e si sarebbero estinte quasi naturalmente forzosamente confluendo nell’Uniatismo. A questa conclusione (Un unum sint!) tenderà proprio il Concilio di Ferrara-Firenze fra Cattolici e Ortodossi che porterà (fra i molti contrasti) ad un assorbimento, in verità marginale, di una parte degli Ortodossi nella Chiesa Cattolica (questo è l’Uniatismo in cui si riconosce la supremazia del papa di Roma su qualsiasi altra autorità cristiana) e, come reazione opposta russa, alla creazione del Patriarcato di Mosca sotto il patrocinio di un nuovo Imperatore Romano d’Oriente, Giovanni IV il Severo (o Ivan il Terribile, se si preferisce)…
    Se la Chiesa Cattolica ha al suo servizio non solo molti dei poteri secolari occidentali, con le Crociate essa comincerà ad armarsi contro il mondo tutto e trascinando dietro di sé l’Europa tutta. I Crociati saranno un vero e proprio esercito “papale internazionale” nella forma di vari Ordini Conventuali Armati con vari nomi e santi protettori. Ne seguirà il colonialismo, prima cattolico e poi protestante, mascherato sotto la dicitura “Grandi scoperte geografiche” e poi il neocolonialismo fino ai nostri giorni con l’idealizzazione o la santificazione di pirati veri e propri.
    Al contrario la Chiesa Ortodossa non istituiva Ordini conventuali né era preparata alla concorrenza degli Ordini Mendicanti che si infiltravano in Bielorussia e in Volynia per convincere i sudditi ortodossi a passare al Cattolicesimo per cui si trovò in inferiorità e alla vana ricerca di un protettore contro un Papa così potente.
    Certo! Conosceva monachesimo e conventi, ma non Ordini dedicati ad un unico tipo di propaganda della fede. I conventi nelle terre Russe continuavano ad essere quelli delle origini ossia delle specie di cooperative di “disoccupati” che si radunavano su un pezzo di terra o concesso dal latifondo signoriale o abbandonato, sul quale e del quale costoro vivevano sotto la protezione di un qualche personaggio santo o conosciuto secondo regole non sempre ben definite finché non venivano riconosciuti come comunità cristiane e passavano sotto la dipendenza del vescovo più vicino o più influente nell’area. Di solito nelle Terre Russe tutto cominciava in un cosiddetto “deserto” nella foresta e quando la comunità cresceva il microvillaggio veniva recintato come una fortezza, secondo gli antichi usi slavi, e a capo di esso era nominato un igumeno che rispondeva direttamente al vescovo più vicino. Solo allora si sancivano chiare regole da rispettare da parte di tutti i membri e il convento acquistava il diritto ad una chiesa alla quale fare riferimento. Quanto ad armarsi questi monaci russi lo fecero solo nel tardo XV sec. quando cominciarono ad impadronirsi delle terre dei Finnici della Terra di Perm’ o ancor più nell’estremo nord suscitando l’ostilità degli abitanti che si vedevano privati della loro foresta dalla quale traevano tutto il loro vivere.
    Torniamo dunque al Papato. Nell’analisi storico-economica appare organizzato in una Centrale che mette a punto il prodotto, ne fissa le procedure per l’acquisto e poi lo cede in franchising, fissando prezzo minimo e prezzo massimo in modo da affrontare ogni tipo di consumatore a quei tempi disponibile e battere ogni concorrenza. Saranno le diverse filiali in franchising che al principio erano costituite dalle diocesi vescovili (in cui, come abbiamo detto, di solito coinvolgevano un parente del potere secolare e perciò erano a questo soggette) oppure i monasteri e le abbazie (al principio quelle cistercensi, più affidabili e meglio organizzate sul territorio) che facendo capo a Roma agiranno nel territorio fra i “diversi consumatori”. Ricordiamo che i Cavalieri Crociati del Baltico risiedevano appunto in Conventi, sebbene questi diventassero poi i modelli di amministrazione e pianificazione del territorio per i secoli successivi. Le filiali inoltre non erano soltanto luoghi di preghiera o di santa illuminazione, ma laboratori sperimentali, ad esempio, della coltivazione agricola, dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali e, soprattutto, dell’utilizzazione della mano d’opera a basso costo presa, come abbiamo detto, dai reietti della società. Insomma s’intravedono i primi tentativi di instaurare un sistema a classi per lo sfruttamento dell’universo (risorse, uomini, natura) per il benessere di pochi e che in seguito nel mondo protestante si sarebbe chiamato capitalismo.
    Lo scontro col Paganesimo slavo, specialmente, è quindi profondo e duro. Prima di tutto perché la mitologia slava non conosceva un vero e proprio Ade ossia un mondo dei morti come quello descritto dai preti cristiani. Per gli Slavi le anime dei defunti dopo la morte vagavano più o meno nell’oscurità in attesa di entrare in un corpo vivente nuovo e non esisteva il peccato ossia la colpa verso Dio, ma soltanto occasionali comportamenti devianti che però le forze della natura di solito arginavano e fermavano prima che si giungesse a danni irreparabili per gli uomini e per le cose. Quando tali danni c’erano, il fatalismo giustificava tutto in cui gli dèi avevano deciso così a causa di qualche errore compiuto da qualcuno della comunità colpita e allo scopo di ripristinare l’equilibrio disturbato. La natura stessa, della quale l’uomo era parte (al contrario della mitologia cristiana che invece vedeva l’uomo messo al di sopra del resto delle cose esistenti), non era a disposizione dei bisogni e delle voglie dell’uomo e non era “appropriabile” per questo motivo da parte di nessuno, essendo essa stessa una materializzazione del divino e quindi solo per decisione divina e per un certo periodo (da propiziarsi con riti adeguati) l’uomo era autorizzato ad interagire con essa. Andare a caccia, coltivare piante etc. significava collaborare con tutti gli altri esseri viventi o combattere con essi, quando si poteva, e non semplicemente assoggettarli alle proprie voglie, senza permesso.
    Tutto questo complicato complesso mitologico, malamente deducibile dalle notizie che la Chiesa Cristiana ha lasciato che si tramandassero, aveva dunque un fondo “ecologico” molto forte che si opponeva alla filosofia cristiana e all’idea di profitto cioè di accumulare ricchezze sottraendole alla natura per mezzo di azioni economiche esclusivamente egoistiche.
    Pertanto quando il Cristianesimo apparve nelle Terre Russe verso il X sec. esso fu il credo delle classi armate che costituivano l’élite che stava costruendo il potere del primo stato russo su un lungo passato pagano e “democratico” sui generis. Queste élites non avevano dietro di sé passati imperi romani, ma sorgevano quasi dal nulla incerte se scegliere, per il proprio sistema di potere, il modello cristiano costantinopolitano, quello cristiano cattolico romano o quello cazaro-nomade, quest’ultimo quasi autoctono per le Terre Russe e di religione giudaica. Né le élites avevano una buona conoscenza di quello che esisteva sul territorio in risorse e come genti sui quali pretendevano di dominare e si viveva in un’organizzazione economica molto primitiva e perciò molto instabile.
    Soltanto con il consolidamento del potere intorno alla fine del XV sec. l’èlite della schiatta rjurikide considerata la fondatrice di tutti gli stati russi e diventata ormai sacra con l’intima collaborazione della Chiesa Russa, chiaramente nazionale e nazionalizzata, tenterà di rammodernare il suo nuovo stato moscovita. In quel momento storico però Costantinopoli, modello tipico per la nuova Russia, non c’è più, la Chiesa Russa è ormai isolata rispetto alle altre centrali patriarcali ed ha come acerrima antagonista esterna una potentissima Roma (sebbene anche questa lacerata da altri conflitti e problemi e contestata dal suo stesso interno dai vari movimenti protestanti). Mosca e il suo stato si nomina spontaneamente come l’unica salvezza ideologica e fisica per le genti delle Terre Russe, ma avendo assimilato moltissimo dei comportamenti tatari nel trattare con le persone e con le cose si rinchiude in se stessa e sarà costretta quasi senza volerlo ad ergersi a modello “russo” per i popoli e le etnie intorno e dovrà inventarsi nuovi ordinamenti e nuovi traguardi di vita “russa” che in Europa saranno a volte vituperati e a volte ammirati.
    Giustamente si chiede lo storico Burovskii in un suo divertente lavoro, come mai la Russia non è diventata né musulmana né cattolica né buddista, man mano che acquisiva territori e genti nuove sotto il proprio dominio, ma ha fatto credere di essere stato da sempre uno stato esclusivamente cristiano-ortodosso?
    Ed oggi, ci chiediamo noi, dopo settant’anni di stato ateistico sovietico e, allo stesso tempo, di secoli di paganesimo nascosto nella campagna russa (la famosa tanto lamentata doppia-fede russa), è vero che i russi stanno ritornando in seno alla Chiesa Russa, quando in realtà la generazione nuova non ha mai conosciuto il Cristianesimo? E perché non dovrebbe invece ritornare alla vecchia fede pagana slava che si è conservata fino ai nostri giorni nel grandissimo serbatoio di folclore europeo che sono le Terre Russe? I segni verso una nuova religione ecologico-animistica ci sono già in Ucraina, in Bielorussia, nel Grande Nord, per quanto riguarda l’Europa, ma a forse fanno capolino anche a Krasnojarsk, in Siberia dove appunto lavora Burovskii…

    Bibliografia essenziale:

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    A. Burovskii – Nesbyvsc’aja Rossija, Moskva 2007
    E. Christiansen – The Northern Crusades, London 1997
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    J. Delumeau – Angst im Abendland, die Geschichte kollektiver Ängste im Europa des 14. bis 18.
    Jahrhunderts, Hamburg 1985
    A. Ducellier – Cristiani d’Oriente e Islam nel Medioevo, Torino 2001
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    M. Erbstösser – Ketzer im Mittelalter, Leipzig 1984
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    A. Kappeler – Russland als Vielvölkerreich, München 1992
    M. Kaufhold – Europas Norden im Mittelalter, Darmstadt 2001
    C. McDannell & B. Lang – Storia del Paradiso, Milano 1991
    J. Meyendorff – Byzantium and the Rise of Russia, New York 1989
    N.M. Nikol’skii – Istorija Russkoi Cerkvi, Moskva 1988
    W. Ullmann – Il Papato nel Medioevo, Roma 1999
    J. Verdon – Sombras y Luces de la Edad Media, Buenos Aires 2006
    K.-F. Werner – Nascita della Nobiltà, lo sviluppo delle élites politiche in Europa, Torino 2000
    K. Znosko – Istoriceskii Oc’erk cerkovnoi unii, Minsk 2007


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