La Repubblica: catechismo allo zolfo

Nuova puntata del Livio Fanzaga Show.

Tanto per cambiare il direttore di Radio Maria è ossessionato dal quotidiano La Repubblica, ovvero il catechismo allo zolfo, purtroppo letto anche da molti preti.

Accantonato il quotidiano diabolico, il pio Livio Fanzaga passa alla lettura de Il Giornale, diretto dall’ateo Feltri, per la gioia di Dino Boffo:

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6 Responses to “La Repubblica: catechismo allo zolfo”


  1. 1 juhan 10 settembre 2009 alle 18:37

    biechi laicisti! Capitto?
    (ma io continuo con il bieco illuminismo)

  2. 2 mike 10 settembre 2009 alle 20:56

    bello sto’ blog attenzionato dalla cyber-sbirraglia😀
    molto succoso😀

    appena aggiunto ai miei bookmark

    bao

  3. 3 Ryo 10 settembre 2009 alle 21:16

    Non so se l’ho mai detto, ma sono masochista, e per alzarmi ho puntato la radiosveglia su Radio Maria..

    Stamattina non mi sono alzato per bloccarla, e quindi ha continuato e continuato a blaterare..

    Devo essermi beccato tutto il Fanzaga Show, perché ricordo che nel sonno avrò sentito almeno 3 volte “catechismo allo zolfo”..

    Era a questo che si riferiva??🙂

    Pasta al Sugo: sì, era proprio quella frase, ricordo perfettamente la battuta sugli antistaminici.. che pena..

    Ramen

  4. 4 Ryo 11 settembre 2009 alle 01:38

    “La confessione praticata dal 90% degli italiani”..

    Cristo, non vedo l’ora che arrivi il 25 ottobre..

    http://www.uaar.it/news/2008/05/27/ottobre-giornata-dello-sbattezzo/

    Chissà se a quel punto sarà la confessione praticata dal 75% di italiani..😉

  5. 5 carnia 20 settembre 2009 alle 06:17

    N.T.
    IL BAROMETRO DELLA CIVILTA’ IN FRIULI

    Scusate l’introduzione ma non si può tacere quando in qualche parte d’Italia si vede allontanare ogni valore umano. Spero che mi scusiate e vi auguro Buona Domenica. Quello che accade di grave merita sempre di essere posto alla splendida attenzione delle persone di buona volontà che con onestà applicano il credo religioso. Pace e Bene. Giacomo Montana
    Fatto:
    Ho provato ad iscrivermi al Centro Diurno Anziani di Tolmezzo (Udine) e da una dipendente del gruppo assistenti sociali della Azienda per i Servizi Sanitari n. 3 di Tolmezzo (UD) mi è stato misteriosamente risposto di no. Questo fatto mi ha insospettito parecchio, anche perché essendo io un infermiere in pensione, credo che in qualsiasi altra parte del mondo in un centro anziani sarei stato ben accetto. Io non mi meraviglio tanto per l’impiegata della suddetta Azienda per i Servizi Sanitari, ma sono sconcertato che una persona così misteriosa e con un comportamento così riprovevole quanto inspiegabile sia pacificamente accettata da quei suoi diretti superiori che lo hanno saputo. L’aiuto offerto da persone che operano a tutti i livelli di assistenza: parenti che accudiscono un proprio caro, infermieri, aiutanti e volontari non si dovrebbe rifiutare mai, ma come abbiamo visto a Tolmezzo nell’alto Friuli è viva e vegeta una paradossale eccezione. E questo è forse il tratto più sconvolgente, il vertice etico che viene meno alla tendenza di socializzare, offrire un sorriso in più a chi è persona sola per il fatto di essere anziana. Talvolta si vedono atteggiamenti di persone che fanno tornare alla mente la Carboneria. Difatti persino i settari di tale organizzazione, pur simpatizzando con essa, non conoscevano tutte le finalità né nel momento dell’adesione, né successivamente. Nessuno e per nessunissimo motivo potrebbe capire (oppure si?) che finalità possa avere un centro anziani, quando viene come detto rifiutata l’iscrizione ad un pensionato infermiere che all’occorrenza avrebbe persino potuto essere utile in qualche momento per qualcuno degli ospiti. Inserisco una poesia di Lady Lazarus che mi pare che infine rifletta anche l’animo morto di qualcuno che non aiuta chi ha più bisogno. Giacomo Montana

    CASA DI RIPOSO

    Chiuse in elitre nere, come scarabei,
    fragili come una terracotta antica
    che un respiro potrebbe sbriciolare,
    le vecchie strisciano fuori
    a crogiolarsi su questi sassi o a sedere
    con la schiena contro il muro
    nelle cui pietre resta un po’ di calore.

    I ferri della calza sono becchi d’uccello
    in contrappunto con le voci;
    figli, figlie, figlie e figli,
    lontani e freddi come fotografie,
    nipoti che nessuno conosce.
    L’età riduce la miglior stoffa nera
    al rosso ruggine o al verde dei licheni.

    Al richiamo del gufo i vecchi spettri
    vengono a spingerle via dal prato.
    Da letti stretti come bare
    sotto la cuffia le signore sorridono.
    E la Morte, calvo avvoltoio,
    aspetta nelle sale dove lo stoppino
    si accorcia a ogni respiro.

    (Lady Lazarus)

  6. 6 carnia 20 settembre 2009 alle 06:20

    IL BAROMETRO DELLA CIVILTA’

    Qui si può trovare anche una intervista. Agimurad
    http://carniaeombre.splinder.com/


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