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Miracolo ad Avvenire

logo AvvenireUn prete che frequenta regolarmente il sito dell’UAAR, nella sezione Ultimissime, ha scritto una lettera al quotidiano dei vescovi italiani, lamentandosi dei toni utilizzati dal pio poeta Rondoni nel suo editoriale sulla campagna degli ateobus:

CADUTE DI STILE NON LICENZE POETICHE
Caro Direttore, « La sedicente Unione di atei razio­nalisti è stata ridicolizzata nella sua saccenteria dal semplice buon senso di gente normale», «perché basta, per così dire, essere uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio». La campagna dei bus definita: «una miseria», e del resto «la Bibbia inse­gna che non esistono gli atei: li chia­ma idolatri». Anche queste mi sem­brano non licenze poetiche, ma ca­dute di stile. (Bloggo da un po’ sul lo­ro sito, lo slogan aveva ricevuto anche da parte di alcuni aderenti pesanti critiche.)
don Alberto M. De Maria


Il pio poeta e l’ignosticismo

rondoniIl quotidiano dei vescovi, finanziato da tutti i contribuenti, si occupa della vicenda dell’ateobus genovese, affidando un editoriale in prima pagina al poeta cattolico dallo sguardo truce, nonché frequente ospite del TG1, Davide Rondoni.

Si tratta dello stesso personaggio che in occasione del gay pride a Bologna, ha deciso di enunciare in piazza la Divina Commedia, per ricordare ai sodomiti quale sarà il loro doloroso destino.

Mi chiedo se magari prossimamente potrebbe leggere davanti a una moschea i versi che narrano della presenza di Maometto in un altro girone infernale… No, questa è un’argomentazione tipica dei cattolici, quindi me la rimangio immediatamente!

Nell’editoriale Rondoni elogia gli autisti genovesi che si sarebbero rifiutati di guidare gli ateobus (vorrei sapere in che percentuale…):

Perché pensare di liquidare in modo co­sì banale il problema di Dio con una pub­blicità è un’offesa alla intelligenza prima ancora che alla fede.
La sedicente unio­ne di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua saccente­ria dal semplice buon senso di gen­te normale, che la­vora tutti i giorni, che sa cosa è lavo­rare, amare, soffrire e magari farsi do­mande nel silenzio della coscienza o di fronte ai propri figli sul destino e sul senso delle cose.
Un gruppo di auti­sti, non una facoltà di dottori della Chiesa. Perché basta, per così dire, esse­re uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio. Dove la violenza di offendere la serietà di una questione così importante per i singoli e per la storia del­l’umanità è pari solo alla stupidità di chi pensa di offrire riposte banali riducibili a slogan.

Del re­sto la Bibbia insegna che non esistono gli atei: li chiama idolatri, perché al vero Dio sostituiscono un idolo, magari il più mi­sero che è la propria presunzione.

Mi permetto di dissentire.

Sorvolo sulla violenza verbale di questo essere umano, mentre intendo concentrarmi sulla presunta banalità dello slogan dell’UAAR.

Lo slogan è composto da due frasi:

La cattiva notiza è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.

A quanto mi è dato di conoscere, tutte le anime pie che hanno criticato lo slogan si sono concentrate sulla prima frase, indiscutibilmente atea.

Purtroppo (e con questo esprimo una velata critica a chi ha ideato lo slogan) la dichiarazione atea ha completamente oscurato la seconda frase, che è un fulgido esempio di ignosticismo (che i teologi cattolici definiscono grossolanamente ateismo pratico).

Non c’è nulla di banale in una dichiarazione ignostica, che non nega l’esistenza di qualche dio, ma piuttosto nega il suo bisogno. Infatti, se è impossibile (oltre che inutile) tentare di dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non è nemmeno qualificabile, è invece possibile valutare  l’esistenza di qualche dio come una variabile aleatoria semplicemente trascurabile.

La seconda frase dello slogan è una splendida dichiarazione:  è il riconoscimento che la vita ha un senso, anche se finita. E’ l’affermazione che la vita non è una specie di raccolta punti per ottenere un premio nell’aldilà, è la constatazione dell’inutilità di una giustizia post-mortem che emetta sentenze quando oramai è troppo tardi.

Cercare di vivere una vita serena ed onesta, a prescindere da qualche entità superiore o da qualche forma di dittatura celeste (termine utilizzato dal geniale Christopher Hitchens), senza porsi il “problema di Dio”, non significa affatto banalizzare l’esistenza.


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