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Livio Fanzaga intervistato da il Giornale

il giornale logoMi permetto di segnalare l’atroce intervista concessa dal direttore di Radio Maria ad uno dei suoi quotidiani preferiti, ovvero il Giornale berlusconiano.

Il pio Livio conferma, casomai ce ne fosse bisogno, di essere ossessionato dalla figura di Eugenio Scalfari e da quel quotidiano ateo e materialista chiamato Repubblica:

«Critica spesso Corsera e Repubblica. Sono antireligiosi?».
«Più Repubblica che il Corriere il quale dà qualche spazio alle prospettive cristiane. Repubblica è invece inaccettabilmente atea e materialista. Passi l’anticlericalismo, sempre legittimo. Ma il giornale di Scalfari, a cominciare dal fondatore, fa dell’anticristianesimo militante. Non c’è un cristiano in tutta la redazione».

(AGGIORNAMENTO: a seguito della reazione incazzata dei giornalisti di Repubblica, il pio Livio si è rimangiato l’ultima frase)

Il nostro pio Livio afferma di apprezzare invece il quotidiano il Giornale e il suo direttore Mario Giordano, difensore della vita, contrario all’eutanasia, nonché ex responsabile della linea editoriale tette&culi di programmi come Studio Aperto e Lucignolo.

Sta dilagando una Fanzaga-mania tra i giornali papisti di destra: qualche giorno fa anche il Foglio pubblicava un articolo in cui il pio Livio veniva incensato in una maniera alquanto eccessiva.

AGGIORNAMENTO: anche un tizio che risponde al nome di Giuseppe Cruciani, ha incensato il pio Livio durante la sua trasmissione La Zanzara, in onda su Radio 24.

Studio Aperto attacca gli atei

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Sottotitolo:  al peggio non c’è limite

Studio Aperto è riuscito ad essere più vergognoso del solito,  grazie a questo servizio confezionato da Carla Chelo (lo splendido esemplare di donna che si vede in foto):

scarica il video

Nemmeno Radio Maria, TelePace, Sat2000 e Avvenire messi assieme sarebbero riusciti a partorire un tale insulto ai neuroni altrui.

Mentre si parla dell’iniziativa dell’UAAR scorrono sul video le immagini di furiosi musulmani che urlano e bruciano la bandiera di Israele, mi sfugge il parallelo…

Il bus “ateo” viene ribattezzato “anticlericale”, come se fossero sinonimi.

Riporto il testo integrale del servizio, intitolato L’ultima bestemmia: gli autobus anti-Dio.

 

Li chiamano autobus anticlericali perché scorazzeranno per Genova, città di Bagnasco, cardinale e presidente della CEI, per dire che Dio non c’è. 

E non sono che l’ultima delle provocazioni contro la Chiesa Cattolica registrate nelle ultime settimane.

Dopo l’occupazione dei musulmani del sagrato del duomo, le manifestazioni ispirate all’intolleranza islamica, ecco il bus pieno di nuvolette e messaggi miscredenti.

Vittorio Messori: “Ma no! Sono goliardate, quindi non credo che gli vada dato molto risalto”.

Lo scrittore cattolico taglia corto, ma l’iniziativa partita da Londra e poi replicata a Washington, Barcellona e Madrid, ma vietata in Australia, solleverà anche qui come nel resto d’Europa un’ondata di polemiche.

L’ha voluta l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, che ha deciso di partire da Genova, proprio per rendere più irritante il progetto: è nella Città della Lanterna che quest anno sfilerà il Gay Pride.

Se riusciranno a raccogliere abbastanza soldi poi sarà il turno di altre città.

In mezzo a tante voci critiche c’è anche chi è convinto che tutto sommato l’autobus anticlericale sarà un boomerang.

Don Gianni Baget Bozzo : “…affermare che non esiste è parlarne. Io sono convinto che scuoterà l’indiffirenza, il fatto che si fa provocazione può essere un bene”.

 

Ricapitolando:

  • “li chiamano autobus anticlericali”, chi li chiama così (sbagliando)?
  • l’iniziativa non è stata “vietata in Australia”, ma molto semplicemente la concessionaria di pubblicità ha rifiutato lo slogan
  • “tante voci critiche”, quante? le vogliamo enumerare, per favore? non bastano i soliti Baget Bozzo, Messori e il poeta Rondoni

Vediamo ora di capire chi sia questa Carla Chelo:

Carla Chelo, è nata a Roma, ha trascorso l’infanzia a Madrid e oggi vive a Milano. È appassionata di bambini, Sud e gialli. Per vent’anni ha scritto prevalentemente di cronaca nera, mafia e giudici, prima per l’Unità e poi al Diario. Da quattro anni lavora a «Studio Aperto», il telegiornale di Italia Uno. È sposata e ha due figli.

Ha scritto per l’Unità e Diario e ora confeziona un servizio come questo? Sticazzi! (scusate il francesismo).

Nel caso qualcuno volesse contattare la sublime giornalista in questione esiste un form sul sito di Studio Aperto, in alternativa c’è l’indirizzo email della redazione.

Aggiornamento:

A poche ore dalla pubblicazione di questo articolo sono già avvenute delle “visite particolari”:

 

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