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Il giudice Luigi Tosti e la pera metallica

Ogni volta che da Sposini (quello che mangiava il pollo durante il telegiornale) si parla di crocifissi ne succedono di tutti i colori.

La tranquillità delle casalinghe italiane sintonizzate sul primo canale è stata turbata dallo scoppiettante giudice Luigi Tosti che improvvisamente ha estratto dalla tasca una pera metallica,  ovvero uno strumento di tortura medievale che veniva inserito nell’orifizio anale o vaginale:

Poi il mite don Mario Pieracci ha spiegato come sia normale imbrattare i muri degli atei che polemizzano per la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, essendo una forma di espressione…

Margherita Hack vs vescovo Zenti

A Verona è avvenuto l’incontro (o meglio scontro) tra il vescovo Zenti e Margherita Hack su fede e ragione.

Riassunto della serata: il vescovo ha straparlato di fede e razionalità, Margherita Hack lo ha liquidato rispondendogli che la fede non c’azzecca nulla con la razionalità e la scienza.

Rispondo a chi interesserebbe vedere integralmente la trasmissione: sarebbero 2 ore di vita sprecate…

Si comincia con mezz’ora di monologo della Hack (con pause alla Celentano), poi mezz’ora di monologo del vescovo.  Poi intervengono 4 personaggi che dicono la loro (3 sono devoti cattolici). Infine il conduttore ultracattolico Brambilla (autore assieme a Messori del libro “Qualche ragione per credere“) pone un paio di domande a Zenti e Hack. Fine della trasmissione.

Il vescovo e l’astrofisica in pratica non si rivolgono la parola, ad esclusione di un paio di scambi di battute, quindi tecnicamente non si può parlare di dibattito.

Nuova telerissa UAAR

Anno nuovo, nuova telerissa.

Stavolta si parlava della polemica sulla  suora che insegna italiano in una scuola pubblica. In rappresentanza dell’UAAR si è immolata Adele Orioli, vittima degli insulti di Vittorio Sgarbi (“zucche vuote“) e del prete di turno (“ignorante come una capra“, citando Sgarbi). Per la cronaca il leghista Borghezio si è trattenuto più del solito, un vero miracolo.

La quiete dopo la tempesta.

La telerissa è stata interrotta da un servizio a dir poco grottesco su una scuola siciliana che contiene più simboli religiosi di una cattedrale (crocifissi, immagini, altarino, presepe, orologio di Padre Pio), eppure la polizia municipale ha contestato l’assenza di un crocifisso nell’ufficio della preside.

Vittorio Sgarbi si è calmato, ammaliato da Adele Orioli che con il suo soave sorriso è riuscita a respingere tutte le frecciate avvelenate.

Il prete invece non ha subito il fascino dell’UAAR e ha continuato imperterrito ad attaccare su tutti i fronti, dallo sbattezzo fino al sito UAAR, in cui a suo dire non si parla abbastanza di islam e non si toccano mai gli ebrei (critica assurda che conosco bene pure io…)

Infine Paola Concia ha fornito la sua solita dose di aria fritta, cerchiobottismo e laicismo inclusivo, scontrandosi con il leghista Borghezio sull’islam (che non era oggetto del dibattito).

Come sono buoni i cattolici

Anche nel contenitore domenicale di Canale5, culla del puro trash televisivo (sia benedetto San Silvio da Arcore!), si è discusso (se così si può dire) della vicenda dei crocifissi.

Cominciamo con l’intervista al padre ateo che assieme alla moglie si sono battuti per ottenere uno straccio di laicità nella scuola pubblica:

Segue la testimonianza del figlio, che racconta di insulti e minacce a causa delle iniziative della famiglia. Poi parla il sindago leghista di Cittadella, che ha consigliato di togliere la residenza alla famiglia e ha polemicamente annunciato dei manifesti con le facce della famiglia e con la scritta “wanted”. L’unica che si indigna è la passionaria Parietti:

La paladina della Costituzione Alba Parietti perde giustamente la pazienza e si scaglia contro gli integralisti cattolici presenti, ovvero Meluzzi e Santanché,  ospiti fissi di Canale5 :

La tesoriera dell’UAAR, Isabella Cazzoli, viene continuamente interrotta e insultata mentre tenta di esprimere la sua opinione. Lo scatenato Sgarbi si arrampica sugli specchi con citazioni e paragoni a sproposito:

Pure il pacato giudice Luigi Tosti deve subire i furibondi attacchi e insulti dei devoti cattolici, beccandosi del cialtrone e fannullone:

Il dibattito si conclude con una noiosa guerra di religione tra cristianesimo e islam, che mi rifiuto di documentare.

La Russa scatenato

Premessa: è appena terminato un dibattito sulla presenza del crocifisso nelle scuole. Tra gli ospiti erano presenti Piergiorgio Odifreddi, Raffaele Carcano (UAAR) e il professore Franco Coppoli (sospeso dall’insegnamento per aver rimosso il crocifisso durante le sue ore). Inoltre era presente il devoto Buttiglione e un prete che ironizzava sul cognome di origine russa dell’unico italiano tra i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Durante il dibattito è stato fatto notare che l’obbligo di esporre il crocifisso a scuola è stato previsto in epoca fascista (1924 e 1928) e come è noto a La Russa parte un embolo quando sente parlare di fascismo…

La Russa sgrida il conduttore per l’eccessivo spazio gentilmente concesso ai maledetti non credenti (“E’ una Rai insopportabile!“) e conclude con delle soavi parole dedicate a chi non gradisce l’imposizione dei simboli religiosi nella scuola laica: “Possono morire!

Gli slogan di Bagnasco

bagnascoLeggo su Avvenire che il generale nonché cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ha condannato la campagna degli ateobus genovesi, poiché “la questione di Dio è estremamente seria, importante e decisiva per cia­scuno” e va affrontata  “nelle forme più aderenti, più ade­guate, più serie e  senza abbandonar­si ad altre espressioni più pubblicita­rie che mi sembrano, in questo caso, una ferita alla sensibilità religiosa di tanta gente e non soltanto cattolici, naturalmente“.

La questione dell’esistenza di qualche dio non si può ridurre ad uno slogan, insomma.

Dopo una manciata di secondi, Bagnasco proferisce le seguenti affermazioni:

  • Tanto più l’uo­mo si allontana da Dio, tanto più l’uomo perde sé stesso
  • Se si toglie Dio dalla cultura e dalla società, il signifi­cato stesso della persona si svuota
  • Solo Dio, in quanto trascendente ed immutabile, può costituire il fondamento dell’ordine mora­le

Questi invece non sono slogan, ovviamente…
Non feriscono la sensibilità dei non credenti, ovviamente…

Beata coerenza.

Il pio poeta e l’ignosticismo

rondoniIl quotidiano dei vescovi, finanziato da tutti i contribuenti, si occupa della vicenda dell’ateobus genovese, affidando un editoriale in prima pagina al poeta cattolico dallo sguardo truce, nonché frequente ospite del TG1, Davide Rondoni.

Si tratta dello stesso personaggio che in occasione del gay pride a Bologna, ha deciso di enunciare in piazza la Divina Commedia, per ricordare ai sodomiti quale sarà il loro doloroso destino.

Mi chiedo se magari prossimamente potrebbe leggere davanti a una moschea i versi che narrano della presenza di Maometto in un altro girone infernale… No, questa è un’argomentazione tipica dei cattolici, quindi me la rimangio immediatamente!

Nell’editoriale Rondoni elogia gli autisti genovesi che si sarebbero rifiutati di guidare gli ateobus (vorrei sapere in che percentuale…):

Perché pensare di liquidare in modo co­sì banale il problema di Dio con una pub­blicità è un’offesa alla intelligenza prima ancora che alla fede.
La sedicente unio­ne di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua saccente­ria dal semplice buon senso di gen­te normale, che la­vora tutti i giorni, che sa cosa è lavo­rare, amare, soffrire e magari farsi do­mande nel silenzio della coscienza o di fronte ai propri figli sul destino e sul senso delle cose.
Un gruppo di auti­sti, non una facoltà di dottori della Chiesa. Perché basta, per così dire, esse­re uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio. Dove la violenza di offendere la serietà di una questione così importante per i singoli e per la storia del­l’umanità è pari solo alla stupidità di chi pensa di offrire riposte banali riducibili a slogan.

Del re­sto la Bibbia insegna che non esistono gli atei: li chiama idolatri, perché al vero Dio sostituiscono un idolo, magari il più mi­sero che è la propria presunzione.

Mi permetto di dissentire.

Sorvolo sulla violenza verbale di questo essere umano, mentre intendo concentrarmi sulla presunta banalità dello slogan dell’UAAR.

Lo slogan è composto da due frasi:

La cattiva notiza è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.

A quanto mi è dato di conoscere, tutte le anime pie che hanno criticato lo slogan si sono concentrate sulla prima frase, indiscutibilmente atea.

Purtroppo (e con questo esprimo una velata critica a chi ha ideato lo slogan) la dichiarazione atea ha completamente oscurato la seconda frase, che è un fulgido esempio di ignosticismo (che i teologi cattolici definiscono grossolanamente ateismo pratico).

Non c’è nulla di banale in una dichiarazione ignostica, che non nega l’esistenza di qualche dio, ma piuttosto nega il suo bisogno. Infatti, se è impossibile (oltre che inutile) tentare di dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non è nemmeno qualificabile, è invece possibile valutare  l’esistenza di qualche dio come una variabile aleatoria semplicemente trascurabile.

La seconda frase dello slogan è una splendida dichiarazione:  è il riconoscimento che la vita ha un senso, anche se finita. E’ l’affermazione che la vita non è una specie di raccolta punti per ottenere un premio nell’aldilà, è la constatazione dell’inutilità di una giustizia post-mortem che emetta sentenze quando oramai è troppo tardi.

Cercare di vivere una vita serena ed onesta, a prescindere da qualche entità superiore o da qualche forma di dittatura celeste (termine utilizzato dal geniale Christopher Hitchens), senza porsi il “problema di Dio”, non significa affatto banalizzare l’esistenza.


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