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Margherita Hack vs vescovo Zenti

A Verona è avvenuto l’incontro (o meglio scontro) tra il vescovo Zenti e Margherita Hack su fede e ragione.

Riassunto della serata: il vescovo ha straparlato di fede e razionalità, Margherita Hack lo ha liquidato rispondendogli che la fede non c’azzecca nulla con la razionalità e la scienza.

Rispondo a chi interesserebbe vedere integralmente la trasmissione: sarebbero 2 ore di vita sprecate…

Si comincia con mezz’ora di monologo della Hack (con pause alla Celentano), poi mezz’ora di monologo del vescovo.  Poi intervengono 4 personaggi che dicono la loro (3 sono devoti cattolici). Infine il conduttore ultracattolico Brambilla (autore assieme a Messori del libro “Qualche ragione per credere“) pone un paio di domande a Zenti e Hack. Fine della trasmissione.

Il vescovo e l’astrofisica in pratica non si rivolgono la parola, ad esclusione di un paio di scambi di battute, quindi tecnicamente non si può parlare di dibattito.

Il cappellano della Polizia di Stato

Oggi il quotidiano dei vescovi italiani pubblica la lettera di un cappellano della Polizia di Stato, tale don Luigi Trapelli. Ho dovuto leggerla più volte, perché non credevo ai miei occhi.

Caro Direttore, sono cappellano provinciale della Polizia di Stato di Verona. Ho partecipato ai recenti controlli notturni contro la guida in stato di ebbrezza che si sono verificati tra Peschiera del Garda e Verona. È la quinta volta che vivo tale esperienza.

Fino a prova contraria, il compito di un cappellano, stipendiato con i soldi di tutti i contribuenti italiani, in base all’intesa CEI-Ministero dell’Interno è quello di svolgere riti liturgici e fornire assistenza spirituale ai poliziotti timorati di Dio. Tra i compiti non rientra il pattugliamento delle strade.

Ho assistito a colloqui con i fermati o con gli altri conducenti del mezzo che puntavano a un vero rapporto interpersonale.

Il Garante della Privacy, casomai trovasse del tempo, potrebbe gentilmente spiegare al cappellano che non è il caso di intromettersi nei colloqui tra privati cittadini e forze dell’ordine.

Sul versante personale, ho vissuto parecchi incontri con questi giovani. Ho capito quanto cerchino figure di riferimento anche se, in alcuni casi, rimanevano stupiti della presenza del prete e non capivano da che parte mi collocassi.

Nonostante i fumi dell’alcol, alcuni giovinastri veronesi hanno mostrato di conservare un minimo di buon senso: si sono chiesti il motivo per cui il Ministero degli Interni finanzi una vera e propria opera di evangelizzazione di strada.

Cito l’intesa tra CEI e Ministero dell’Interno:

ART. 8

l. Fatte salve imprescindibili esigenze di servizio, il cappellano, per coloro che intendono fruire del suo ministero:

a) cura la celebrazione dei riti liturgici, la catechesi, specie in preparazione ai sacramenti, la formazione cristiana, nonché l’organizzazione di ogni opportuna attività pastorale e culturale;

b) offre il contributo del proprio ministero per il sostegno religioso del personale e dei familiari, soprattutto nelle situazioni di emergenza.

ART. 12

1. Il compenso da attribuire al cappellano è determinato nella media aritmetica, aumentata del sei per cento, tra la misura massima e quella minima del congruo e dignitoso sostentamento assicurato dalla Conferenza Episcopale Italiana, a termini dell’art. 24, comma primo, della legge 20 maggio 1985, n. 222, ai sacerdoti che svolgono la funzione di parroco.

Atei assassini

Qualche giorno fa a Genova il Papa Benedetto XVI ha parlato di dialogo con i non credenti (per convertirli forse?).

Oggi su Avvenire, nella sezione delle lettere al quotidiano, si legge invece il pensiero di un prete. La lettera è intitolata Perdita di Dio causa di tanto male:

Caro Direttore, nei giorni scorsi molto si è parlato, scritto, radiotele­trasmesso sulla orribile e incredibile vicenda, ter­minata con la morte cru­dele del carissimo e indi­menticabile Nicola Tom­masoli. Mi permetto di fa­re anch’io un sofferto com­mento, in mezzo a tanto fumo e confusione, anche se sono l’ultimo prete del­la diocesi di Verona. La causa principale, anche se non l’unica, è questa: vi­viamo ormai in una so­cietà materialistica, edo­nistica, consumistica (co­sì l’ha definita recente­mente il Papa) ed io ag­giungo, per maggior par­te, atea. Non c’è più Dio in troppe famiglie, in troppe scuole, in troppe associa­zioni, in troppi sindacati e ambienti di lavoro, nella politica e nello stesso go­verno, in troppi partiti, in troppe tv, in troppi gruppi rossi, verdi, gialli e neri. Senza Dio la vita non ha più valore e cadono tutti i valori; senza Dio siamo bestie, anzi, peggio delle bestie, come hanno dimostrato i cinque giovani as­sassini. E troppa povera gioventù vive e respira in questo disastro morale, so­ciale e religioso, con o senza colpa. Ed ecco tutti i frutti incredibili e dolorosi che abbiamo visto e toccato, anche in questi giorni e non soltanto a Verona, ma in molte altre città d’Italia. Questa è la causa di tutte le altre cause, previ­ste e non previste.  don Mario Gatti
 Negrar ( Vr)

Dalla lettera si evince chiaramente che il dialogo possibile con i credenti può essere limitato unicamente alle discussioni sul meteo o sui risultati del campionato di calcio.


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