Archivio per luglio 2008

Umorismo

Un paio di video da YouTube:

Prendi un cattolico per mano

Lo spot di Joseph Ratzinger

Abbiamo detto OK

I primi 30 secondi di questo video sintetizzano il concetto più tristemente disgustoso che una mente possa partorire:

Il resto del video è più che altro un rimpianto dei bei tempi (integralisti) andati, per sempre… Se ne facciano una ragione.

La Rai e i lettori di Avvenire

I soliti integralisti cattolici, lettori del quotidiano Avvenire, si lamentano ogni volta che sullo schermo vedono qualcosa che contrasta con i loro dogmi, si sentono profondamente offesi, poverini.

Ecco gli estratti di due lettere, in cui ci si lamenta per la trasmissione di Alda d’Eusanio, a cui hanno partecipato l’ex vescovo Milingo e l’ex compagno di Versace:

Per noi cri­stiani i vescovi sono i portatori della fe­de e della Verità che è Cristo, in essa ci devono rafforzare. Questi signori che fanno le carnevalate televisive creano solo sentimenti di disgusto. E la Rai permette questo modo di presentarsi a una persona che non è più vescovo? Noi cristiani dovremmo forse chiede­re risarcimento danni per l’uso e le of­fese che ogni giorno ci vengono rivol­te in nome di una libertà che non sem­pre rispetta tutti. Ringrazio la reda­zione, leggo sempre il vostro giorna­le. Mi è di aiuto.
Cosma Quadri

Caro Direttore, mercoledì 16 luglio, su Raidue e in pri­ma serata, abbiamo assistito a una puntata del programma ‘Ricomincia­re’.
Si è svelato ancora una vol­ta il vero volto della Rai: ipo­crita e provoca­torio rispetto al comune sentire del popolo ita­liano e della Chiesa cattoli­ca. […] Milingo indossava l’abito talare vescovile con tanto di simboli e­piscopali, in atteggiamento di aperta sfida alla Chiesa. […] Sul caso Versace, più o meno stes­so taglio: Antonio, ancora piangente dopo undici anni dal tragico episodio, è stato presentato come colui che ave­va perduto il proprio partner, come si trattasse di un normale coniuge. Allo­ra domando: è possibile che una tele­visione pubblica come la Rai continui imperterrita a sfidare la Chiesa catto­lica e la stragrande maggioranza del­l’opinione pubblica? La Rai avrebbe permesso di trasmettere cose del ge­nere anche in altri Paesi della stessa Europa? Programmi così non sono possono essere definiti culturali o di approfondimento. Solo, ideologici.
Paolo Bonci

Ufficio Comunicazioni Sociali Diocesi di Fiesole

Ho provato a rileggere dieci volte la frase: La Rai avrebbe permesso di trasmettere cose del ge­nere anche in altri Paesi della stessa Europa? ma ancora non riesco a capirne il senso… sarà che non sono cattolico e quindi non capisco la Verità…

A proposito di tv pubblica in Europa, ecco cosa trasmette la gloriosa BBC, nel pieno rispetto della sensibilità dei cattolici britannici:

Un po’ di musica per i Papaboys

… e pure per le Papagirls (che non vengono mai citate, chissà perché…)

Ecco a voi la lesbo-dj Posi che canta: “baciami tutta che si ingelosisce Cristo”

Infine ecco il classico di Immanuel Casto, buona visione:

Eluana Englaro secondo Radio Maria

Paolo Sorbi (docente universitario, presidente del Movimento per la Vita di Milano, ex comunista, ex Lotta Continua, candidato trombato per la lista Aborto No Grazie) si rivolge direttamente al padre di Eluana Englaro, chiamandolo “Don Peppino”, con frasi del tipo: “ma vattènne” (alla napoletana) e “hai scucciato il mondo con questi ricorsi”. Seguono poi considerazioni sulla gratuità dell’assistenza delle suore (evito di commentare) , sulla bellezza del masochismo cattolico e si conclude con delle “pacate” critiche ai Radicali e agli Olandesi:

scarica il video

La battuta del giorno

Umorismo cattolico:

Oggi la religione fa paura. Molti ritengono che le guerre e violenze vengano scatenate dalle religioni. Le religioni non favoriscono le guerre, non fomentano le guerre. Sono gli adepti delle religioni che fanno le guerre.

(Jean Louis Tauran – presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso)

Come se io dicessi che il fascismo non era malvagio, ma i fascisti erano cattivi…

Meglio musulmani che atei

Tanto per cambiare dalle pagine di Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, si continua a spalare letame addosso ai non credenti.

Oggi è stato pubblicato un velenoso articolo di un sociologo padovano, tale Sabino Acquaviva, che invita a costuire tante moschee sul territorio italiano, altrimenti si rischia grosso: i musulmani potrebbero diventare dei pericolosi atei! Meglio correre il rischio che vengano indottrinati all’odio…

Riporto le frasi più (involontariamente) divertenti:

Si è assistito anche, ma non soltanto, allo scontro tra un ateismo di Stato, del governo cinese, e una delle espressioni religiose più nobili e importanti del Pianeta, quella dei Lama del Tibet.

(Qualcuno informi il sociologo esperto di religioni che il defunto papa polacco aveva definito giustamente il buddismo una religione atea, in effetti non è né un monoteismo né un politeismo, i monaci non pregano, ma meditano. Al governo (anzi, dittatura) cinese non gliene può fregare di meno che i buddisti credano nella reincarnazione, piuttosto non riesce a digerire il fatto che i tibetani obbediscano al Dalai Lama… Stesso problema coi cattolici cinesi, che sono tenuti all’obbedienza al capo di uno stato straniero: il Vaticano, inoltre sono tenuti alla disobbedienza civile se le leggi cinesi sono contrarie alla fantomatica Legge Naturale, che guarda caso coincide con le parole di Ratzinger)

Il grande confronto in atto in questa nostra civiltà è fra quanti hanno una fede religiosa e gli altri. Una volta constatata l’esistenza del problema, si penserebbe che dovrebbe esistere una specie di coalizione religiosa, almeno tra le religioni monoteiste, intesa a fronteggiare la situazione.

(Siamo alle solite: chi non crede a un dio qualunque rappresenta un problema da fronteggiare… si spera almeno in maniera pacifica…)

Ma elementi di una cultura discutibile mostrano di esistere anche oggi in Europa quando si propone di non costruire moschee. Si tratta di un atteggiamento quasi assurdo. Che cosa può accadere infatti alla marea di giovani musulmani che arrivano in Italia e in Europa?
Dobbiamo abbandonarli, almeno in parte, nelle mani della delinquenza più o
meno organizzata? In pratica, milioni di giovani che vengono per lavorare, cui viene negato spazio per la loro religione, entrano nel mondo di una cultura agnostica, talvolta atea, che si dilata nei Paesi occidentali. Dobbiamo creare le condizioni perchè perdano il senso dell’infinito e dell’eterno? O fare in modo che siano psicologicamente e socialmente protetti dalla loro cultura e dalla loro religione? Ovvero, scusate il paradosso, «meglio atei o musulmani»?

(Stupisce come un sociologo, ex preside di Sociologia a Padova, riesca a trovare un nesso tra agnosticismo e delinquenza più o meno organizzata. Vada a farsi un giro nelle carceri, per favore. Prenda nota della percentuale di credenti incarcerati… In alternativa basta notare la religiosità, il senso dell’infinito e dell’eterno dei mafiosi italiani)

Non diversamente sembrano pensare, in concreto, quei musulmani che contestano il cristianesimo e ignorano l’ateismo. Forse sarebbe meglio se smettessero di pensare agli occidentali come a dei moderni crociati e gli occidentali evitassero di considerare i musulmani come l’espressione di una cultura antiquata e superata. E guardassero invece insieme alla minaccia, questa autentica e contemporanea, di un ateismo spesso militante e di un agnosticismo che sta mettendo in ginocchio un’intera civiltà.

(I musulmani ignorano l’ateismo perché nelle loro repubbliche islamiche semplicemente non esiste: gli atei li ammazzano allegramente. Per quanto riguarda la nuova santa alleanza Cristianesimo-Islam contro la minaccia agnostica, è già in corso d’opera, caro sociologo, ma forse non se n’è accorto)

Ma, ripeto, molti cristiani sembrano dunque affermare, con le loro scelte, «meglio atei che musulmani», e si tratta di un atteggiamento molto simile a quello di quei musulmani che, sempre con i fatti, sembrano dire: «Meglio atei che cristiani».

(Magari fosse così! Con questa conclusione il sociologo dimostra che l’età non porta necessariamente saggezza)


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