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Adorabili cattolici /1

Con questo articolo si inaugura una nuova rubrica del blog, dedicata alla scoperta di quanto possano essere adorabili i cattolici.

Come primo esempio gustatevi il seguente video, frutto del genio umoristico di tale Mastro Fabbro:

Un dato preoccupante

Avvenire, il quotidano dei vescovi italiani, presenta in questo modo i dati relativi al tasso di religiosità negli Stati Uniti:

Emerge anche un dato preoccupante: l’attenzione per la religione regredisce: il 15% del campione (34 milioni di persone) afferma di essere agnostico o ateo.

Un dato preoccupante… Tanto per ribadire la pessima considerazione che i devoti cattolici nutrono nei confronti dei non credenti.

Non diffondere l’ateismo!

chi semina vento raccoglie tempesta” (tradotto in italiano: dio si incazzerà parecchio)

non sai quante anime potresti rovinare

Meglio musulmani che atei

Tanto per cambiare dalle pagine di Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, si continua a spalare letame addosso ai non credenti.

Oggi è stato pubblicato un velenoso articolo di un sociologo padovano, tale Sabino Acquaviva, che invita a costuire tante moschee sul territorio italiano, altrimenti si rischia grosso: i musulmani potrebbero diventare dei pericolosi atei! Meglio correre il rischio che vengano indottrinati all’odio…

Riporto le frasi più (involontariamente) divertenti:

Si è assistito anche, ma non soltanto, allo scontro tra un ateismo di Stato, del governo cinese, e una delle espressioni religiose più nobili e importanti del Pianeta, quella dei Lama del Tibet.

(Qualcuno informi il sociologo esperto di religioni che il defunto papa polacco aveva definito giustamente il buddismo una religione atea, in effetti non è né un monoteismo né un politeismo, i monaci non pregano, ma meditano. Al governo (anzi, dittatura) cinese non gliene può fregare di meno che i buddisti credano nella reincarnazione, piuttosto non riesce a digerire il fatto che i tibetani obbediscano al Dalai Lama… Stesso problema coi cattolici cinesi, che sono tenuti all’obbedienza al capo di uno stato straniero: il Vaticano, inoltre sono tenuti alla disobbedienza civile se le leggi cinesi sono contrarie alla fantomatica Legge Naturale, che guarda caso coincide con le parole di Ratzinger)

Il grande confronto in atto in questa nostra civiltà è fra quanti hanno una fede religiosa e gli altri. Una volta constatata l’esistenza del problema, si penserebbe che dovrebbe esistere una specie di coalizione religiosa, almeno tra le religioni monoteiste, intesa a fronteggiare la situazione.

(Siamo alle solite: chi non crede a un dio qualunque rappresenta un problema da fronteggiare… si spera almeno in maniera pacifica…)

Ma elementi di una cultura discutibile mostrano di esistere anche oggi in Europa quando si propone di non costruire moschee. Si tratta di un atteggiamento quasi assurdo. Che cosa può accadere infatti alla marea di giovani musulmani che arrivano in Italia e in Europa?
Dobbiamo abbandonarli, almeno in parte, nelle mani della delinquenza più o
meno organizzata? In pratica, milioni di giovani che vengono per lavorare, cui viene negato spazio per la loro religione, entrano nel mondo di una cultura agnostica, talvolta atea, che si dilata nei Paesi occidentali. Dobbiamo creare le condizioni perchè perdano il senso dell’infinito e dell’eterno? O fare in modo che siano psicologicamente e socialmente protetti dalla loro cultura e dalla loro religione? Ovvero, scusate il paradosso, «meglio atei o musulmani»?

(Stupisce come un sociologo, ex preside di Sociologia a Padova, riesca a trovare un nesso tra agnosticismo e delinquenza più o meno organizzata. Vada a farsi un giro nelle carceri, per favore. Prenda nota della percentuale di credenti incarcerati… In alternativa basta notare la religiosità, il senso dell’infinito e dell’eterno dei mafiosi italiani)

Non diversamente sembrano pensare, in concreto, quei musulmani che contestano il cristianesimo e ignorano l’ateismo. Forse sarebbe meglio se smettessero di pensare agli occidentali come a dei moderni crociati e gli occidentali evitassero di considerare i musulmani come l’espressione di una cultura antiquata e superata. E guardassero invece insieme alla minaccia, questa autentica e contemporanea, di un ateismo spesso militante e di un agnosticismo che sta mettendo in ginocchio un’intera civiltà.

(I musulmani ignorano l’ateismo perché nelle loro repubbliche islamiche semplicemente non esiste: gli atei li ammazzano allegramente. Per quanto riguarda la nuova santa alleanza Cristianesimo-Islam contro la minaccia agnostica, è già in corso d’opera, caro sociologo, ma forse non se n’è accorto)

Ma, ripeto, molti cristiani sembrano dunque affermare, con le loro scelte, «meglio atei che musulmani», e si tratta di un atteggiamento molto simile a quello di quei musulmani che, sempre con i fatti, sembrano dire: «Meglio atei che cristiani».

(Magari fosse così! Con questa conclusione il sociologo dimostra che l’età non porta necessariamente saggezza)


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